Titolo: 300
Regia: Zack Snyder
Nazione: Usa
Anno: 2007

Abbiamo visto il film 300, tratto dall'omonimo fumetto di Frank Miller ispirato

(iperbolicamente) alla battaglia delle Termopili.
L'opera milleriana, che risale ad alcuni anni fa, può essere apprezzata completamente

soltanto dopo una seconda lettura.
Non si tratta di un fumetto storico (come potrebbe essere per esempio Mille navi

oppure Vagabond), ma di qualcosa che va a toccare la psicologia del profondo.
Si trattava di un intento di rievocare le forze archetipiche, l'idea dell'indomabilità dello

spirito umano, e della refrattarietà di un uomo libero a sottomettersi a qualcosa di alieno.
Il Batman sessantenne contro la polizia e il governo Usa (e non solo) rimanda ad altri

personaggi di Frank Miller, come Daredevil, già in conflitto perenne con quella stessa legge

che deve difendere quando non indossa il costume, che si ritrova a combattere contro una

brutta copia di Capitan America.
Marv, Dwight, e il monumentale Hartigan contro il sistema intero, ciascuno a modo proprio,

in modi più o meno abietti.
Poi Leonida con l'impero persiano.
Frank Miller è un autore anarchico, individualista, superomista sotto molti aspetti.

Inevitabile sia rimasto affascinato dalla figura di Leonida. Ma di raccontare i fatti storici

gli interessa meno della vicenda umana. Da qui alcune licenze che sulla carta stanno

benissimo (come le esagerazioni della maggioranza degli scrittori classici). Da qui

l'interpretazione, estremamente dark, degli scenari e delle espressioni dei personaggi,

interpretazione rinvigorita dai colori della moglie Lynn Varney...
Da qui il sorvolare con disarmante disinvoltura alcuni particolari la cui dimenticanza farebbe

inorridire un docente di storia.
Da qui il dividere la vicenda in buoni e cattivi.
Tutto a posto?
No, la sintassi ne risulta terribilmente yankee, insopportabilmente tamarra, pacchiana,

eccessiva.
Ma è un fumetto scritto da un autore di supereroi, a lui della Grecia della grecità in senso

stretto frega poco o niente al momento di scrivere la sceneggiatura dell'ambiziosa opera

metastorica.
Da qui il tralasciare tutti i "lati oscuri" di Sparta.
Da qui i Persiani come "Impero del Male".
Ma è un fumetto e certe cose i nerd collezionisti non le perdonano...avete presente quelli

che si vedono ne I Simpson e che fanno capo al negoziante della locanda dell'androide?
Ecco, così sono i fumettofili! Più fedeli dei metallari (magari meno riconoscibili), più

assuefatti di un eroinomane, più irriducibili dei trecento di Leonida.
Ironia a parte, il fumetto era fumetto e fumetto doveva restare...
Quello che su carta è licenza, su pellicola diventa "svista".
Il mezzo cinematografico è realista per definizione, e le concessioni al fantastico devono

essere legittimate dalla contestualizzazione.
O scrivi Conan il Barbaro (o Il Signore degli Anelli che dir si vglia), o scrivi delle Termopili.
Non puoi prederti il lusso di tenere il piede in due staffe.
L'epica del film fa effetto, è esaltante.
Ma è falsa.
E' un'epica da scrivania, da collezionista di carte di Magic, da assiduo lanciatore di dadi a

venti facce.
Sparta non era la patria della democrazia, non era un Eden, non era, insomma, quello che

si vede nel film.
Sparta era una aristocrazia militare tutt'altro che democratica. Non era il paradiso che gli

autori del film vogliono ricordare. Basti solo pensare al fatto che pare che la krypteia sia

stata la polizia segreta più terribile della storia, peggiore della Gestapo!
Leonida era un "talebano" fatto e finito.
E se è vero che l'uomo saggio (e purtroppo anche quello sinistroide colla bandiera della

pace appesa alla finestra) guarda con simpatia oggi al mondo medio-orientale che si

contrappone all'avanzata della globalizzazione, è altrettanto vero che lo fa con riserve

quando parla del modello teocratico del Mullah Omar (sinceramente difficilmente conciliabile

con la bandiera della pace e la pletora di casi umani inconsapevoli e nevrotici che alla sua

ombra si riparano per sentirsi meno soli) e altri suoi illustri colleghi..

Anche al più antiamericano gli irriducibili nostri quasi vicini di casa non stanno poi così

simpatici.
Non stanno simpatici perchè rappresentano la negazione di tutto quanto è moderno e a cui

siamo abituati. Da qui partirebbe una legittima digressione sull'ipocrisia di fondo di un certo

movimento giovanile che fuma Marlboro, beve Coca Cola e poi combatte contro la

globalizzazione...
Ma fermiamoci al film.
Allora, nel linguaggio comune "talebano" è sinonimo di arretratezza e ottusità...
Però i talebani di Leonida vanno bene così come sono agli occhi del popolino.
E' l'ipocrisia di questo paradosso che infastidisce non tanto verso il film quanto per il suo

pubblico, pronto a definire epica e gloriosa una vicenda tanto guerriera quanto guevarista

e "fascista".
Una vicenda che i "modernisti" dovrebbero odiare in teoria.
E invece no.
La retorica dell'antiretorica.
Il modernismo che si ricicla in antimodernità .
La siccità di Spirito e di Guerra che alberga anche nel più pacifista dei cuori, ricerca

comunque la violenza e ipocritamente la delega all'esaltazione per un fatto storico così

lontano da sfuggire ad un giudizio diacronico politicizzato.
E' infatti qui che il film risulta forte: nel fare leva sulle frustrazioni di un Occidente ormai

grasso assoggettato alla plutocrazia. Nel dare sfogo ad una generazione vissuta senza

una guerra, ma con l'incubo dell'atomica, una generazione la cui cosa più epica è farsi la

cubista, riattaccarsi l'unghia scheggiata coll'attack per poi smaltarla in modo da non farlo

notare, fumarsi il cannone più grosso, bere la birra più alcoolica....
Abbandonate le giuste velleità archetipiche del fumetto milleriano (ma conservate alcune

potentissime battute), il film si arroga il diritto di dare un volto umano alle cose...rovinandole

per sempre.

Nell'ordine:
1) riciclando la colonna sonora de Il Gladiatore (e pure alcune scene nei campi di grano dal

sapore Barilla)...Lisa Gerrald, la cantante dei Dead Can Dance, avrà pure una bella voce,

ma uno sforzo in più per evitare di autoclonarsi no? O forse Il Gladiatore è l'unica idea di

epica che hanno gli americani?
2) creando una mitologia su Sparta, presentandola come una culla di democrazia fondata sì

sulla guerra, ma tutto sommato non così terribile. Proprio come ne L'ultimo Samurai, altro

film dove il guerriero sembra quasi il compagno di merende.
3) sfoderando la carta del numetal/crossover quando gli Spartani marciano. Era così difficile

tirare fuori gli strumenti a fiato della musica tradizionale greca, oppure affidarsi ad una più

efficace musica operistica (come ad esempio nel già citato Conan il Barbaro)?
4) dando un'interpretazione troppo moderna in alcuni dialoghi tra gli Spartani.
5) il rapporto tra Leonida e la moglie viene sporcato di un romanticismo ben poco classico,

ben diverso dalla resa più storica del fumetto che lo trattava in modo asciutto e sobrio.
Il film scivola via come l'olio soltanto se lo si prende come un fantasy liberamente ispirato

alle Termopili, così potrebbero forse risultare accettabili anche le creature mostruose che

si trovano nel film e che invece nel fumetto erano invece suggerite per tener fede allo stile

iperbolico a cui si rifacevano alcuni storici.
E' finita qui?
No.
Graficamente accattivante, cineticamente affascinante, cromaticamente appagante.
Ma...grazie al cazzo, se hai i soldi certe cose puoi farle tranquillamente!
Meglio i vecchi peplum, a conti fatti.

Detto ciò è un film che non dispiace vedere, con tutte le riserve elencate.
Criticabile, discutibile...ma che figata vedere montagne di cadaveri, spruzzi di sangue,

teste tagliate.
Che ci volete fare?
Siamo figli di quest'epoca, possiamo criticare molte cose ma le pulsioni/frustrazioni sono

uguali per tutti.
300 (fumetto) è un bel romanzo a fumetti.
300 (film) è un sintomo più che una pellicola.