Aleksandr Solzenicyn, Come ricostruire la nostra Russia? Considerazioni possibili

Rizzoli, 1990

 
 
Libro del 1990, è il primo scritto da Solzenicyn, dopo la restituzione della cittadinanza sovietica, e rappresenta l’inizio dell’ultimo percorso intellettuale del pensatore. Dopo aver duramente criticato il sistema sovietico, Solzenicyn si mette al servizio del potere centrale, non per rafforzarlo, ma per cambiarne radicalmente le fondamenta.
L’Unione Russa (come la chiama Solzenicyn), si salverà solo se al posto del marxismo-leninismo, verrà posto l’accento sulle tradizioni patriottiche. Praticamente finita l’era del Comunismo, Solzenicyn scorge nella perestrojka e nella glsnost di Gorbaciov un lento ma inesorabile avvicinamento all’occidente e al sistema liberal-democratico. E’ questo il pericolo più grosso per il popolo Russo, passare dall’oppressione del comunismo, a quella del liberal-capitalismo occidentale.
La Russia deve trovare la sua strada alla democrazia. Una strada che Solzenicyn vede nella tradizione prerivoluzionaria, nella democrazia diretta delle assemblee popolari. E in quest’ottica viene riscoperta la funzione dello zemstvo, il consiglio locale nato nella seconda metà dell’800 in seguito all’emancipazione dei contadini.
«Solo in questa dimensione la gente può determinare, senza sbagliarsi, le persone dotate di qualità pratiche e morali da eleggere»
La democrazia russa si oppone al regime del denaro, è riscopre il valore della spiritualità, incarnato nella Chiesa Ortodossa.
«La politica non deve inglobare le forze spirituali e il riposo creativo di un popolo. Oltre ai diritti bisogna difendere l’anima dell’uomo, liberandola per la vita dalla mente e dai sentimenti».
La riscoperta della specificità russa, in bilico tra occidente e oriente, è la chiave per risolvere i problemi economici e politici.
Necessario è quindi modificare l’Unione Sovietica in Unione Russa, lasciare via libera all’indipendenza delle Repubbliche non abitate da russi, e mantenere unito il nucleo costituito da Grandi Russi, Piccoli Russi e Russi Bianchi (Russia, Ucraina, Bielorussia). E nell’ambito di questa unione troveranno la giusta collocazione anche le piccole etnie che non hanno la possibilità di farsi nazione, «preservando la loro autonomia nazionale nei campi culturale, religioso ed economico». Bisogna quindi salvaguardare una delle creazioni del comunismo, quel Soviet delle Nazionalità creato da Lenin, dopo la Rivoluzione, ed affidato al georgiano Stalin, «la camera ove deve poter risuonare la voce anche della più esigua etnia».
Queste sono le soluzioni che Solzenicyn propone al potere sovietico per non permettere che «l’edificio di cemento del comunismo» crolli sul popolo russo. Non si trattava più di salvare il comunismo o l’Unione Sovietica, ma la Russia.