Sui giornali, sulle televisioni, per radio troppo spesso si parla di
Guerra Santa. Si dibatte sul pericolo e sulla minaccia straniera, sulla
(im)probabile invasione islamica, ci si chiede quale sia la soluzione,
quali siano i rimedi per coesistere pacificamente, ci si domanda se sia
lecito rispondere con la forza alla sfida religiosa, si spende tempo nell’elogio
del sentimento occidentale e occidentalista, si ci masturba sulla difesa
della nostra cara Identità, che pensiamoci bene, non esiste più.
Non vi sono più sentimenti identitari, non vi sono più spirituali
orgogli nazionalisti, né sentimenti romantici di rivolta, non vi
è senso della gerarchia né consapevolezza del sacro. Lo
Stato ha smesso di essere Stato e s’è fatto ente amministrativo,
il primato della comunità è stato violentato dal predominio
del singolo economico, la Tradizione s’è consumata in Folklore,
l’ordine è diventato Caos, le colonne degli Imperi che furono
sono diventate rovine.
Che significato ha parlare di Guerra Santa, cosa tanto grande quanto antica,
se noi stessi siamo oramai persi nell’oblio della modernità?
Modernità laica e razionalista, modernità feticciamente
economica e borghese, priva di forma e di sostanza, priva di contenuti
ideologici e politici, dove i servi sono padroni e gli antichi re sono
reietti in cerca di Patria.
Eppure proprio la Guerra Santa potrebbe risvegliare in noi il senso profondo
dell’Uomo Tradizionale. Guerra Santa però che non deve essere
perpetrata contro una religione o contro un popolo, Guerra Santa che non
deve essere bandiera di una divinità o di una Chiesa, ma guerra
del Sacro contro l’avanzata del profano, guerra dello Spirito contro
l’avanzata della Materialità.
Bisogna avere la consapevolezza che il nemico principale oggi non è
in una località sperduta del mondo, il nemico principale della
nostra (ex)civiltà non è un uomo con il turbante che predica
Jihad e inveisce contro l’Occidente, non è la disintegrazione
del sistema economico o la crescita dell’antipolitica. lI nostro
nemico principale siamo noi stessi, nella nostra decadenza spirituale
che si oggettiva ogni qual volta ci si lascia trasportare da questo infausto
sistema che ci calcola come numeri o entità astratte, il nostro
nemico si chiama scientismo il quale predica la dissoluzione dell’Uomo
ed il suo ridimensionamento ad animale, il nostro nemico si chiama laicismo,
ossia quella forza che ha assassinato il Sacro, i suoi ordinamenti, i
suoi statuti, la sua arte, la sua gerarchia per una becera volontà
di predominio su tutto ciò che ci sta attorno, la Divinità
è sparita dal senso comune dell’Uomo, la Forza è stata
violentata dalla Debolezza.
Uomini vollero appropriarsi della divinità e così facendo
trasformarono la religione in scienza e la scienza in religione: con l’egualitarismo
bestemmiarono lo Spirito e la Natura, le Identità e i Popoli, inventarono
un sistema di scambi tra gli individui che li trasformava essi stessi
in merce da alienare e si comprarono la dignità delle persone con
il contentino democratico.
L’uomo ha nella sua stessa natura l’inclinazione alla guerra
spirituale, ed oggi come mai tale guerra deve sacralizzarsi, deve diventare
strumento di riappropriazione del proprio valore profondo, super-umano,
trascendentale. Con tale consapevolezza vanno abbattute le disposizioni
disgreganti della nostra società, va abbattuto il comune sentire
che ridicolizza e depaupera la nostra naturalità.
E’ necessario rendersi conto, e questo è oggi il più
importante problema, che non vi è soltanto una società da
cambiare, non vi è soltanto un sistema politico/economico/sociale
da abbattere o da riformare, è l’Uomo della Modernità
che va distrutto, è la persona che si dice felice e partecipe di
questa non civiltà che bisogna certamente abbattere. Il mondo in
cui noi viviamo è soltanto il luogo fisico determinato dalle inclinazioni
profonde dell’Uomo in cui esso vi abita; per cambiare il mondo dobbiamo
dunque innanzitutto cambiare noi stessi senza farci contaminare.
Non si tratta qui di cercare un Uomo nuovo, ma semplicemente di tornare
a quello che un tempo eravamo, ritrovando la nostra vera essenza.
Scatenare Guerra Sacra ovunque e dovunque, essere Ksatriya - guerriero
sacro - della Tradizione e benedire la propria alienazione da questo sistema.
Se questo tempo è il nostro Kali Yuga, non resta altro che aspettare
la fine dei tempi e l’inizio di un nuovo ciclo, combattendo tuttavia
per salvare se stessi dall’incombenza della grande rovina