Appello alla guerra sacra

“Che cosa sia una tale guerra,
non lo sanno più questi formidabili «attivisti» d’Europa,
che non conoscono più guerrieri ma soltanto soldati…”J. Evola

Sui giornali, sulle televisioni, per radio troppo spesso si parla di Guerra Santa. Si dibatte sul pericolo e sulla minaccia straniera, sulla (im)probabile invasione islamica, ci si chiede quale sia la soluzione, quali siano i rimedi per coesistere pacificamente, ci si domanda se sia lecito rispondere con la forza alla sfida religiosa, si spende tempo nell’elogio del sentimento occidentale e occidentalista, si ci masturba sulla difesa della nostra cara Identità, che pensiamoci bene, non esiste più. Non vi sono più sentimenti identitari, non vi sono più spirituali orgogli nazionalisti, né sentimenti romantici di rivolta, non vi è senso della gerarchia né consapevolezza del sacro. Lo Stato ha smesso di essere Stato e s’è fatto ente amministrativo, il primato della comunità è stato violentato dal predominio del singolo economico, la Tradizione s’è consumata in Folklore, l’ordine è diventato Caos, le colonne degli Imperi che furono sono diventate rovine.
Che significato ha parlare di Guerra Santa, cosa tanto grande quanto antica, se noi stessi siamo oramai persi nell’oblio della modernità?
Modernità laica e razionalista, modernità feticciamente economica e borghese, priva di forma e di sostanza, priva di contenuti ideologici e politici, dove i servi sono padroni e gli antichi re sono reietti in cerca di Patria.
Eppure proprio la Guerra Santa potrebbe risvegliare in noi il senso profondo dell’Uomo Tradizionale. Guerra Santa però che non deve essere perpetrata contro una religione o contro un popolo, Guerra Santa che non deve essere bandiera di una divinità o di una Chiesa, ma guerra del Sacro contro l’avanzata del profano, guerra dello Spirito contro l’avanzata della Materialità.
Bisogna avere la consapevolezza che il nemico principale oggi non è in una località sperduta del mondo, il nemico principale della nostra (ex)civiltà non è un uomo con il turbante che predica Jihad e inveisce contro l’Occidente, non è la disintegrazione del sistema economico o la crescita dell’antipolitica. lI nostro nemico principale siamo noi stessi, nella nostra decadenza spirituale che si oggettiva ogni qual volta ci si lascia trasportare da questo infausto sistema che ci calcola come numeri o entità astratte, il nostro nemico si chiama scientismo il quale predica la dissoluzione dell’Uomo ed il suo ridimensionamento ad animale, il nostro nemico si chiama laicismo, ossia quella forza che ha assassinato il Sacro, i suoi ordinamenti, i suoi statuti, la sua arte, la sua gerarchia per una becera volontà di predominio su tutto ciò che ci sta attorno, la Divinità è sparita dal senso comune dell’Uomo, la Forza è stata violentata dalla Debolezza.
Uomini vollero appropriarsi della divinità e così facendo trasformarono la religione in scienza e la scienza in religione: con l’egualitarismo bestemmiarono lo Spirito e la Natura, le Identità e i Popoli, inventarono un sistema di scambi tra gli individui che li trasformava essi stessi in merce da alienare e si comprarono la dignità delle persone con il contentino democratico.
L’uomo ha nella sua stessa natura l’inclinazione alla guerra spirituale, ed oggi come mai tale guerra deve sacralizzarsi, deve diventare strumento di riappropriazione del proprio valore profondo, super-umano, trascendentale. Con tale consapevolezza vanno abbattute le disposizioni disgreganti della nostra società, va abbattuto il comune sentire che ridicolizza e depaupera la nostra naturalità.
E’ necessario rendersi conto, e questo è oggi il più importante problema, che non vi è soltanto una società da cambiare, non vi è soltanto un sistema politico/economico/sociale da abbattere o da riformare, è l’Uomo della Modernità che va distrutto, è la persona che si dice felice e partecipe di questa non civiltà che bisogna certamente abbattere. Il mondo in cui noi viviamo è soltanto il luogo fisico determinato dalle inclinazioni profonde dell’Uomo in cui esso vi abita; per cambiare il mondo dobbiamo dunque innanzitutto cambiare noi stessi senza farci contaminare.
Non si tratta qui di cercare un Uomo nuovo, ma semplicemente di tornare a quello che un tempo eravamo, ritrovando la nostra vera essenza.
Scatenare Guerra Sacra ovunque e dovunque, essere Ksatriya - guerriero sacro - della Tradizione e benedire la propria alienazione da questo sistema.
Se questo tempo è il nostro Kali Yuga, non resta altro che aspettare la fine dei tempi e l’inizio di un nuovo ciclo, combattendo tuttavia per salvare se stessi dall’incombenza della grande rovina