[Da: Appunti sulla modernità]
di Eugenio O.
Nuovo feudalesimo mondiale:
il dominio degli impulsi elettronici
Il sistema feudale si è formato e consolidato, nel corso dei secoli
successivi alla dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente,
come reazione estrema al caos scatenato dal grande crollo, all’arretramento
progressivo che annullava i fondamenti stessi di quella civiltà
– che per alcuni di noi, ancor oggi, è parte della Tradizione
– e quale testimonianza dell’ingresso, in origine prepotente
e distruttore, di altri popoli e altre culture, in un cammino dettato
dalla necessità [alimentare, climatica] e dallo stile di vita originario
[cavalier-nomadico], dai lontani territori della Mongolia all’odierna
Ungheria, dai grandi spazi eurasiatici verso il cuore dell’Europa.
Argine e diga alla progressiva dissoluzione del vecchio ordine costituito,
ha dato vita, sulle rovine della storia più antica, ad una società
umana rinnovata.
Quale nuovo ordine destinato a regolare la vita degli uomini e delle comunità,
ha assolto la funzione di conservazione del sapere più antico e
del mantenimento, pur in un processo di trasformazione culturale inevitabile,
di quelle identità che altrimenti non avrebbero avuto alcun respiro
futuro.
In quel contesto culturale e temporale, conosciuto come Evo Medio, che
corrisponde a dieci secoli di storia dell’Europa e del pianeta [simbolicamente
dal 476 dopo Cristo, deposizione dell’ultimo imperatore romano d’occidente,
al 1492, scoperta dell’America e definitivo allargamento dei confini
del mondo conosciuto, nonché concreto inizio della modernità],
cristianesimo ed ebraismo hanno convissuto a lungo con l’ellenismo
e la filosofia dei greci, le usanze dei nuovi dominatori con il diritto
posto, mentre al latifondo romano, che aveva assorbito tante piccole proprietà
di liberi cittadini, contribuendo ad indebolire il senso di appartenenza
dei cives e le stesse fondamenta dell’impero, è succeduto
il feudo, peculiarità e limite del sistema evocato.
Nel successivo spazio della modernità e ancor prima che si compia
la rivoluzione illuminista, la sintesi fra un cristianesimo irrimediabilmente
mutato e sempre più diviso, sospeso fra il potere del papato e
la ribellione della riforma, il sempre vivo ebraismo della diaspora e
della terra promessa [in cui va cercata, ovviamente, la genesi del fenomeno
sionista], l’eclissarsi progressivo della visione metafisica del
mondo, il nascente mercantilismo che ci rende il primo esempio di “società
della crescita”, nonché la comparsa e la diffusione sulla
scena della storia di un nuovo tipo umano, il borghese, che si apprestava
a prendere il sopravvento su tutto e su tutti e ad imporre la sua “visione
del mondo”, viziata da un economicismo distruttore e livellatore,
hanno traghettato l’Europa e l’umanità tutta oltre
lo Stige, in quello che si sarebbe rivelato – come si sta rivelando
nel buio del nostro presente – un nuovo inferno per niente oltre
mondano, dove i demoni si confondono con le anime prigioniere, e in cui
i miti del progresso e dello sviluppo non sono altro che illusioni collettive,
funzionali all’estensione e al consolidamento del potere di una
schiatta di “nuovi feudatari globali”.
Non è più l’inferno dantesco, che abbisogna della
guida dei defunti per essere percorso, e non è ancora un osceno
incubo cibernetico, prodotto delle fantasie più ardite degli scrittori
cyberpunk contemporanei, ma è quello che i nostri successori chiameranno
“realtà” e che noi riusciamo già a scorgere
nella vita di tutti i giorni, in questo presente.
Sempre di più rinchiusi in una sorta di iper[in]cubo, non ne vedranno
i confini e non ne comprenderanno il senso, provenendo dalla dimensione
inferiore e avendo perduto [forse definitivamente] oltre alla libertà
dell’essere la stessa possibilità di concepire il sovramondano,
un po’ come gli infelici costretti da sempre in un’abitazione
sotterranea, rischiarata dai fuochi e solcata da muriccioli, nel mito
della caverna di Platone e nel celebre dialogo fra Socrate e Glaucone
[ La Repubblica , libro VII], i quali non possono che ritenere vere le
misere ombre delle cose artificiali che vedono.
I nuovi feudatari, nell’epoca del mondialismo economico e del progressivo
prevalere della dimensione finanziaria, a differenza dell’aristocrazia
medioevale non basano direttamente il loro potere sulla spada e sul possesso
della terra, non seguono codici di comportamento nati dalla Tradizione
e non esprimono alcuna etica.
Questa schiatta di padroni non cerca alcuna investitura formale e non
mostra apertamente i suoi stendardi, non ha alcun onore da difendere e
non è disposta a morire per un’idea.
Il suo “signoraggio” è più invasivo e ben più
efficace di quello praticato dalle aristocrazie dell’Evo Medio,
non limitato ai confini di un feudo o di un piccolo regno e a un ragionevole
guadagno, a tal punto che ha come obiettivo – grazie alle invenzioni
di sofisticati strumenti di rapina, in campo finanziario e valutario,
grazie al controllo della comunicazione, grazie al monopolio crescente
del sapere scientifico e della tecnica – quello di mettere le mani
su tutti i beni reali delle società umane e le risorse disponibili
di Gaia, controllandole direttamente o più spesso indirettamente.
I suoi appetiti – svincolati da qualsivoglia etica e codice, non
soggetti ad autolimitazioni, nella fase più acuta del contagio
neo-liberista e dell’estensione del mercato, o ai limiti imposti
da un’autorità superiore, quale potrebbe essere lo stato,
o la chiesa oppure un potere imperiale – sono ben più grandi
di quelli dei signori medioevali e hanno un respiro globale, vasto quanto
l’intero pianeta.
Le distanze si sono enormemente ridotte, le comunicazioni velocizzate
oltre misura, le barriere politiche e doganali sono cadute in cinque continenti
sotto i colpi di accordi e trattati internazionali [come testimonia la
vecchia Europa, oggi falsamente unificata dall’euro], le resistenze
di comunità ribelli potrebbero essere spezzate o confinate in aree
marginali del pianeta, sempre più simili a “riserve”
da delimitare ed estinguere, e i tempi potrebbero essere maturi per l’avvento
definitivo di un nuovo governo mondiale, apolide e trasversale, spietato
oltre misura nelle vere intenzioni, auto-referente e sprezzante, nei confronti
dei popoli che lo subiranno e dello stesso ecosistema terrestre.
Il punto di partenza dell’ascesa sociale e politica del tipo bio-psichico
borghese, che prendendo il sopravvento sugli altri, in Europa come poi
in America, ha potuto esprimere la sua aristocrazia – questa aristocrazia
parassitaria del denaro e della speculazione – va cercato nelle
lotte fra i sovrani e la vecchia aristocrazia feudale, ancorata ai suoi
privilegi, alla sua orgogliosa autonomia e ai valori di un mondo che fu,
e naturalmente si collega al sorgere degli stati nazionali, nella veste
di monarchie assolute, ed anche all’allargamento del mercato [dalla
frammentazione feudale e locale, con la miriade di barriere che questa
comportava, alla dimensione nazionale], che è proceduto di pari
passo alla costituzione del moderno stato alimentandola, con il sovrano
“secolarizzato” che scopriva un utile ed efficiente alleato,
per i suoi interessi materiali, in questa classe di mercanti – un
tempo disprezzata e di secondaria importanza – dediti da sempre
alla crematistica e all’accumulo di denaro.
Commercio, computisteria e contabilità, riorganizzazione amministrativa
dello stato, scoperte di nuove terre da colonizzare e da sfruttare, accumulazione
di crescenti stock di ricchezze rappresentati dall’oro e dai metalli
preziosi, anche in forma di monete [il bullionismo, che precedette l’avvento
delle vere e proprie politiche mercantiliste], hanno cambiato il vecchio
mondo fino a renderlo irriconoscibile.
Una cosa la sovversiva figura del borghese ha ben compreso, grazie soprattutto
alla componente ebraica, che fin dall’inizio ha contribuito a delinearla
nei suoi tratti più nitidi: sarebbe stato il controllo della moneta
a consentirgli una ancor più rapida ascesa verso i livelli più
alti del potere effettivo.
Fin dai tempi antichi questa “classe”, che poi ha corrisposto
ad un preciso tipo di uomo, ha cercato l’arricchimento materiale
come ragione di vita, l’accumulazione fine a se stessa, l’eccesso
sconsiderato, adottando una scala valoriale distorta ed esclusivamente
mondana in cui non l’economia – intesa nella classica accezione
di oikonomìa, che nasce, al servizio della comunità, come
economia della casa e, per estensione, amministrazione del patrimonio
comune – ma la speculazione [la già ricordata crematistica],
che massimizza il valore di scambio monetario essenzialmente nel breve
periodo, è il valore fondante e irrinunciabile.
Il mondo antico, in Europa, ha sempre condannato e disprezzato questa
pratica [oggi diffusa al punto di sostituire, nel primato, qualsivoglia
principio e valore] da Aristotele ma si potrebbe dire, simbolicamente,
dal pre-socratico Talete di Mileto, che l’ha esercitata con successo
per scommessa e dimostrazione, sfruttando alla bisogna le conoscenze astronomiche,
fino alla Scolastica, parte della quale condannava, non soltanto il prestito
ad interesse, ma anche le transazioni commerciali volte a massimizzare
il valore del bene scambiato, senza applicazione del lavoro umano e conseguente
trasformazione.
La grande e perniciosa intuizione del debole tipo che si dedicava all’intermediazione
e al maneggio e al prestito di denaro, fu quella di mutare la funzione
della moneta, renderla irrinunciabile, in un contesto economico e sociale
artatamente reso sempre più favorevole dalla sua azione, per scalare
i gradini del potere e affermarsi al vertice delle società umane.
Aspetti autenticamente sovversivi, più che rivoluzionari, società
segrete e complotti lucidamente orditi, piani inconfessabili, preparati
con determinazione e astuzia, si fondono in questa ascesa che ha distrutto
la visione tradizionale del mondo, ha comportato mutamenti antropologici
epocali ed ha subordinato la politica, la socialità e la religiosità
alla “economia”, intesa non come buona amministrazione, ma
come speculazione di breve periodo, fine a stessa, accumulazione senza
fine di ricchezze [pur essendo la definizione di ricchezza cangiante,
negli evi che si sono succeduti e nello stesso succedersi delle “società
della crescita”] e irrimediabilmente alterato il rapporto fra l’uomo
e la natura, fra le società umane e l’ecosistema planetario,
ambedue divenuti fonti di “fattori della produzione” e meri
serbatoi di risorse da sfruttare, fino al completo esaurimento, in una
visione bassa, infera, e de facto materialista dell’esistenza umana
sulla terra.
Come non rammentare ancora una volta – fatte queste semplici considerazioni
non certo da grande filosofo, ma da uomo che cerca di squarciare un velo
di tenebra per “guardare oltre” – il monito della quarta
età di Esiodo, e parallelamente nel gran corpo dell’universo
culturale ariano, del kali yuga, l’età oscura degli indù,
e come non accorgersi che questa età, o ciclo, sta per giungere
alla sua inevitabile e drammatica conclusione, all’ultimo stadio,
con l’implosione di un mondo globalizzato e interdipendente.
Dove va ricercata, dunque, la genesi e la “fortuna” contingente
di quella razza che è stata incapace di produrre nascite divine,
che ha espresso ed esprime capi privi di qualsiasi superiore attributo
– negazione di quella “trascendenza immanente” che ha
caratterizzato i re e la loro funzione prima nel mondo tradizionale –
i quali spogliano di tutti gli averi i loro sottoposti, in un crescendo
di desideri [materiali] insaziabili, se non nella nascita e nell’affermazione
del tipo borghese?
Ascesa e non ascesi, conquista del potere, in un’identificazione
soltanto materiale dello stesso, sfruttando le debolezze umane e facendo
tabula rasa degli insegnamenti del passato, invidia, fomentata da un innaturale
egualitarismo, speculazione, labor che produce soltanto sofferenza, inesprimibile
nullità, costrizione e non opus.
Fin troppo facile stabilire un inquietante parallelo fra i capi dell’età
oscura, evocati nelle visioni dal futuro che ebbero gli antichi, e i nostri
attuali e veri capi, che regnano senza investitura alcuna …
Dopo di questa breve, ma non inopportuna e inutile digressione, è
bene proseguire concentrando l’attenzione sul ruolo che ha avuto
e che continua ad avere la moneta, in un lungo processo storico di “evoluzione”
da semplice merce, scelta per intermediare gli scambi e renderli più
agevoli, a strumento essenziale di dominio, nella costituzione e nell’estensione
del potere di quelli che si possono definire i “nuovi feudatari
globali”, o signori della mondializzazione.
Alcune analisi e retrospettive storiche fissano un anno preciso, come
simbolico avvio della fase finale di trasformazione della moneta nello
strumento di potere più efficace dell’età moderna
e contemporanea: questo anno è il 1694, e cioè l’anno
di fondazione di una banca chiamata The Old Lady of Threadneedle Street,
destinata a diventare la prima banca centrale privata d’Europa e
del mondo, la banca d’Inghilterra.
Ancor prima, nel XIV secolo si ha traccia dei così detti illuminati,
grandi iniziati di una confraternita segreta chiamata confraternita del
serpente [conoscere e scoprire, quindi, secondo la radice di queste parole],
il cui probabile scopo era quello di acquisire il monopolio della conoscenza
per assumere progressivamente il controllo delle ricchezze, probabilmente
non estranei alla costituzione dell’organizzazione segreta detta
dei saggi di sion, che ha esercitato una concreta influenza sull’Inghilterra
durante il XVIII secolo, detronizzando gli Stuart e creando le condizioni
per la costituzione e l’operatività della banca d’Inghilterra.
Dalla costituzione di questa banca in poi, possiamo ragionevolmente affermare,
nasce il moderno fenomeno del “signoraggio primario”, per
cui l’emissione della moneta è affidata ad un’istituzione
finanziaria privata, dalla quale lo stato la acquista indebitandosi.
La formazione delle prime catene, imposte da quello che si sarebbe manifestato
come il vero potere agli stati e alle popolazioni, non costituì
che un ulteriore, decisivo passo verso il totale controllo dei processi
di creazione e gestione dello strumento valutario, con l’imposizione
successiva dello stesso modello alla nascente potenza americana –
quello della banca centrale in mano ai privati che stampa banconote e
le “vende” allo stato, alimentando il progressivo indebitamento
– e con l’invenzione del “signoraggio secondario”,
cioè dando alle banche [in larga parte private] la facoltà
di creare, con effetti moltiplicativi rispetto ai depositi raccolti e
alle riserve richieste, moneta di natura esclusivamente “contabile”,
senza consistenza materiale e senza una vera e sufficiente copertura.
Un passo successivo, e altrettanto decisivo, fu quello di slegare completamente
la moneta – già da tempo diventata anche riserva di valore
e unità di conto, non più semplice intermediario negli scambi
– da concrete coperture in termini di metalli preziosi e facendola
circolare esclusivamente sulla base della fiducia accordata dai popoli
nella solvibilità dell’emittente [una “fiducia”
indotta dal condizionamento, naturalmente].
La nascita e l’espansione dell’informatica nelle società
umane assoggettate al moderno signoraggio, oltre ad alimentare il nuovo
“mito” dell’affermarsi dell’economia immateriale,
della miracolosa, provvidenziale smaterializzazione dell’economia,
che doveva portare decisivi vantaggi all’umanità tutta [in
termini di “qualità” della vita, di risorse resesi
disponibili, di possibilità di reale comunicazione] ma anche allo
stesso ambiente naturale, soggetto a minor sfruttamento e inquinamento,
ha consentito di trasformare denaro e moneta, già privi di concreta
copertura, in meri impulsi elettronici che viaggiano nell’etere
e vivono di propria vita.
Il potere dei nuovi signori, nato dalle paludi della crematistica e dall’usura,
dai piani inconfessabili orditi da sette e confraternite che affondano
le loro radici fin nella fase finale dell’Evo Medio, nonché
dalla diffusione del tipo umano più adatto alla bisogna –
a scapito di ben altre tempre di uomini – oggi viaggia nell’etere,
assieme agli impulsi elettronici che sono non soltanto “moneta”,
ma anche proprietà di interi apparati produttivi e di patrimoni
immobiliari, molteplici strumenti finanziari caratterizzati da alta volatilità,
che consentono di cumulare o distruggere “ricchezze” immense,
informazioni riguardanti tutti noi e la nostra esistenza, controllo di
armi sofisticate per nuove, possibili guerre future …
Armi silenziose per una guerra segreta, che viene prima dei conflitti
aperti, combattuti con armamenti convenzionali dagli eserciti, una guerra
che provoca rovine anzitutto dentro di noi e il cui fine è la conquista
e l’oppressione, il saccheggio dell’unico Tempio che conosciamo,
e che non risparmia, allo stesso modo, viventi umani e non umani.
Un'inquietante continuità d’intenti e di scopi, fra gli illuminati
nella Germania del XIV secolo, la confraternita del serpente e la setta
dei saggi di sion, nonché la franco-massoneria, si manifesta, nel
nostro presente e nei circoli del Bilderberg, nella trilaterale, in altre
organizzazioni trasversali che raccolgono pochi e selezionati membri provenienti
dagli Stati Uniti e dall’Europa, ma anche dal resto del pianeta,
in cui è forte e influente la componente di origine ebraica.
E’ forse in tali consessi che va ricercata l’ossatura del
futuro governo mondiale, se mai riuscirà a costituirsi e a prendere
il sopravvento sui popoli e sulle nazioni, in via definitiva.
Si accettino questi frammentari dettagli “tecnici” e questi
brevi riferimenti storici come un modesto e parziale tentativo di spiegazione
della natura e dell’articolazione del potere di quelli che sono
stati definiti, in questa sede, i “nuovi feudatari globali”,
i quali non soltanto hanno provveduto ad allargare in senso fisico ed
anche immateriale i mercati, fino a lambire i confini tangibili e intangibili
del mondo, ma hanno ben compreso che il domino della dimensione valutaria
e finanziaria, assieme al possesso di adeguate conoscenze tecniche e scientifiche,
nonché il padroneggiamento delle nuove tecnologie, avrebbe costituito
il miglior veicolo di penetrazione nei centri di potere effettivi, siano
essi stati nazionali, federazioni di stati o apparati industriali e militari,
costruendo, con la pazienza di chi lungamente ordisce un complotto, il
più subdolo cavallo di troia che gran parte dell’umanità
avrebbe scambiato per un dono.