Bruno ARPAIA,
Per una sinistra reazionaria
ed.Guanda, Parma 2007 pag.182, 12,00euro
Un libro che non dice niente di nuovo e, proprio per questo, irresistibile.
Leggendo "per una sinistra reazionaria" mi sono sentito come ci si sente
quando si viene perdonati.
Cosa dovevo farmi perdonare ?
Le mie idee. Il mio fascismo. Imperdonabile per definizione.
Ricordo che quando ero un bambino e non sapevo niente di storia e
di politica, spesso, esprimendo le mie idee su come doveva essere
il mondo, mi sentivo dire dagli adulti "ma allora sei un fascista !?".
Io non sapevo cosa volesse dire ma percepivo dal tono che doveva
essere una cosa molto, molto brutta.
Quando sono diventato adolescente ho iniziato a rispondere:
"sì, sono fascista, c'è qualche problema ?". I problemi c'erano.
Io in realtà ero un ragazzino (un pò sfigato) che iniziava a formarsi
delle proprie idee e voleva difenderle. Contro tutti e a ogni costo.
Alcune di quelle idee sono le stesse che Arpaia definisce reazionarie:
quando "tira le orecchie" alla sinistra per averle rifiutate pregiudizialmente
io non sono semplicemente soddisfatto, sono commosso.
Forse non ero un mostro, forse non lo sono.
Autorità, tradizione, comunità sono sempre state bollate come idee
"fasciste" e scartate, demonizzando chiunque le avesse proposte.
Arpaia elenca una serie di intellettuali che, pur di sinistra, hanno
avuto qualche problema perchè hanno difeso qualcuna di queste
idee: da Adorno a Pasolini a Latouche, per fare qualche nome.
Ora, temo, toccherà a lui. Scopro, a pag. 149, che gli è già capitato
di sentirsi appellare come "fascista" per aver, udite udite, espresso
la sua preferenza per il sistema elettorale proporzionale...
Arrivo alle ultime pagine e ho in mente solo elogi: Arpaia è soprattutto romanziere e perciò la sua scrittura è leggera, scorrevole e chiara,
c'è una grande dimostrazione di onestà intellettuale che emerge dalla
scelta degli autori citati e così via.
Ho un solo rimprovero: destra e sinistra, progressista e reazionario,
sono tutte etichette vuote, dannose perchè, quando si appone un marchio,
infamante o d'encomio, sovente si smette di pensare.
Poi, nell'ultima pagina, Arpaia scrive "sinistra reazionaria, l'abbiamo
definita. Ma voi chiamatela come vi pare".
Grazie, signor Arpaia.
Noi la chiameremo, continueremo a chiamarla,
come l'ha chiamata Lei a pag. 164: "terza via".