Il battesimo di un odiatore

La sera di sabato 22 marzo, durante la veglia di Pasqua, Benedetto XVI ha impartito il Battesimo a Magdi Allam e poi, l’indomani, il Corriere della Sera ha pubblicato una lettera al Direttore a firma del neo battezzato.
E’ usanza che il rito pasquale preveda il Battesimo pubblico di nuovi cristiani, è una novità la scelta di Ratzinger di inserire tra questi un “vip”: un segno dei tempi? Certamente è una scelta politica e un messaggio ben preciso: difatti Allam nella sua lettera al giornale di cui è vicedirettore, poche righe dopo aver legittimamente espresso la sua gioia per il sacramento ricevuto, passa all’attacco e parla di “natura fisiologicamente violenta dell’Islam”. Tutto l’Islam, senza distinzioni tra uno “moderato” e uno “radicale”, poiché un Islam moderato, a suo dire, purtroppo non esiste. Quindi tutto l’Islam si può giudicare a suo avviso da personaggi come bin Laden, mentre in realtà lo sceicco, pardon, il pagliaccio del terrore è un nemico dell’Islam, in quanto strumentalizza la religione in chiave politica, azione peccaminosa, anzi blasfema, tanto per un musulmano che per un cristiano (ma questo lo sanno, al Vaticano?). La cosa più grottesca è che Allam citi dal Vangelo proprio la frase “dai loro frutti li riconoscerete” (Matteo 7, 20); scelta piuttosto infelice, se consideriamo i frutti che lui porta, ovvero scritti che seminano odio, incitano allo scontro di civiltà, offendono la sensibilità dei musulmani e l’intelligenza dei lettori.
Ospite alla trasmissione di La7 Otto e mezzo nella serata di mercoledì 26 marzo, Allam s’è detto poi esterrefatto per i commenti dei molti, anche cattolici, che hanno criticato non tanto il Battesimo in sé, quanto il risalto mediatico e la spettacolarità. Non ha risparmiato nemmeno chi, come l’Ucooi, ha affermato, attraverso una dichiarazione del suo portavoce, l’Imam Izzedin El Zir, di rispettarne la scelta individuale: secondo Magdi l’incontentabile, però, si tratta di parole ambigue…
Viene da chiedersi “se c’è o ci fa”, se proprio non si rende conto di tutte le implicazioni dei suoi atto e sue parole o se le capisce bene ma si finge sorpreso, piuttosto che esserlo veramente. Se al personaggio in questione non si può chiedere troppo, qualcosa di più ci si aspetterebbe dalla Chiesa. Scegliere di dare così tanto risalto mediatico a un musulmano che si converte, di questi tempi, già potrebbe far sorgere il sospetto d’essere di fronte a una provocazione, ma in questo caso si va ben oltre: si finisce per legittimare il pensiero espresso dall’autore, lo si addita quasi ad esempio. Cosa si può pensare di chi afferma di voler portare al mondo un messaggio di pace e fratellanza e poi, scusate la parolaccia, sdogana chi semina odio? Che senso ha prendere posizioni ufficiali di apprezzamento verso la religione musulmana, organizzare incontri interreligiosi con suoi rappresentanti, per poi dar corda a chi disprezza l’Islam con tanta forza? Cos’è questa se non doppiezza? Nel Vangelo però sta scritto “sia il vostro parlare: sì, sì; o no, no: quel che vi è di più proviene dal maligno” (Matteo 5, 37).
Qui trova un’ulteriore conferma la definizione che il grande Friedrich Wilhelm Nietzsche, nell’Anticristo, dette alla Chiesa, intesa non come comunità ecclesiale, ma come organizzazione secolare: “la guerra organizzata contro il messaggio di Cristo”.