Canfora contro la propaganda dei “liberatori”
Giovedì 21 febbraio, nell’ambito del ciclo
di conferenze “Esportare la democrazia? Gli Stati Uniti, l’Europa,
Trieste e le frontiere dell’Occidente”, Luciano Canfora, introdotto
da Marina Paladini e Roberto Finzi, ha presentato presso la Biblioteca
Statale di Trieste il suo libro “Esportare la libertà. Il
mito che ha fallito”.
Il professor Canfora insegna filologia greca e latina all’Università
di Bari ed è scrittore alquanto prolifico e versatile: tra le sue
opere riguardanti l’attualità politica “Critica della
retorica democratica” del 2002 e “La Democrazia. Storia di
un’ideologia” del 2004; “Esportare la democrazia?”
si pone in continuità con esse.
Di fronte a una sala conferenze della Biblioteca completamente gremita,
con tutti i posti a sedere esauriti e molte persone ad assistere pazientemente
in piedi, l’autore è partito dalla distinzione tra i concetti
di democrazia e libertà, che nel mondo antico erano distinti se
non contrapposti, mentre oggi vengono usati spesso, in modo non corretto,
come sinonimi: si tratta della tesi di fondo della succitata opera del
2004. Ironicamente ha salutato come positivo il fatto che i maggiori partiti
italiani si contrappongano definendosi l’uno “democratico”
e l’altro “della libertà”.
Canfora ha poi riproposto la citazione di Robespierre con cui inizia il
libro: “l’idea più stravagante che possa nascere nella
testa di un uomo politico è quella di credere che sia sufficiente
per un popolo entrare a mano armata nel territorio di un popolo straniero
per fargli adottare le sue leggi e la sua costituzione. Nessuno ama i
missionari armati; il primo consiglio che danno la natura e la prudenza
è quella di respingerli come nemici”. Da qui la denuncia
verso la pratica degli stati aggressori di motivare con altisonanti richiami
al valore della libertà le guerre scatenate, gli esempi avanzati
vanno dalla guerra del Pelopponeso, combattuta da Sparta sostenendo di
voler liberare i greci dall’oppressione ateniese, alle guerre napoleoniche
che finirono col trasformare la Francia rivoluzionaria nel cosiddetto
impero bonapartista, ai conflitti regionali della Guerra Fredda, fino
ad arrivare all’attualità che si chiama Afghanistan ed Irak.
Gli Stati Uniti in questi anni ha utilizzato sistematicamente lo strumento
propagandistico che consiste del fregiarsi del titolo di “liberatori”
conquistato, a detta dei loro sostenitori, sul campo durante la seconda
guerra mondiale; Canfora mostra come e perché questo titolo sia
immeritato, in quanto la vittoria sul nazifascismo non è stata
ottenuta dagli Stati Uniti da soli, i maggiori meriti e sacrifici sono
da riconoscere piuttosto all’URSS, ma soprattutto perché
le motivazioni che hanno spinto gli statunitensi a entrare in guerra erano
del tutto diversi da quelli dichiarati, si trattava semplicemente di una
cinica politica di egemonia, e così è oggi, come allora.
Perfettamente in quest’alveo si inserisce, infatti, l’aggressione
all’Irak, con le sue motivazioni sfacciatamente strumentali a nascondere.
Al temine dell’intervento vero e proprio numerose domande sono arrivate
dal pubblico e il professore, chiamato ad esprimersi sulla crisi del Kosovo,
sì è espresso contro la legittimità della dichiarazione
d’indipendenza, non ha nascosto la sua preoccupazione per ciò
che potrà accadere nei Balcani e ha denunciato la politica statunitense
che da tempo sta tentando di destabilizzare la zona.
Un’altra riflessione importante ha riguardato la potenza economica
e, soprattutto, finanziaria che l’Europa potrebbe essere è
non è soltanto per la volontà politica di vassallaggio delle
classi dirigenti dei Paesi europei.
Rispondendo all’ultima domanda rivoltagli dal pubblico Canfora ha
criticato duramente il sistema elettorale attualmente vigente in Italia,
non soltanto per le liste chiuse, ma perché porta alla richiesta
di distinguere tra voti utili e voti inutili, richiesta che contiene in
sé una negazione della democrazia.