Ucciso due volte, secondo Gabriele Adinolfi: la prima dalle dai militari bolivariani, che rappresentavano la «reazione rozza e feroce» armata dagli Stati Uniti, la seconda, « senza mai smettere di commettere il crimine, facendone scempio, il tifo del popolo "progressista" che con la rivoluzione del Che nulla, ma proprio nulla ha in comune». Cosa centra, infatti, il Che Guevara con un certo ambiente "sinistroide" rivoluzionario da salotto? Sono molti a chiederselo. Se lo chiede anche Rossana Rossandra in un suo articolo sul Manifesto: non è che il Che non era democratico? forse il Che non era neppure un pacifista, un ecologista, un femminista o un gay? Avrebbe forse votato l'Ulivo di Prodi?
Che Guevara era, di sicuro, un comunista. Così lui si definiva e quello
era il suo modello. Ma un comunista certamente diverso, dai comunisti che siamo
abituati a conoscere. La dottrina comunista materialista era a lui lontana anni
luce(«La Rivoluzione Cubana ha inizio là dove Marx lascia la scienza
per impugnare il fucile rivoluzionario», «A Marx, come pensatore,
come studioso delle dottrine sociali e del sistema capitalista in cui si trovò
a vivere, si possono evidentemente obiettare alcune inesattezze»). Più
che un Marx o un Gramsci il Che si potrebbe riconoscere il un D'Annunzio o in
un Lord Byron. I sovietici lo vedevano con diffidenza, e così anche Mao.
Gli unici a darne solidarietà internazionale furono il suo connazionale
Peròn, il "fascista" Franco e il tunisino Boumedienne…
Ciò che di più anticomunista vi era allora.
Il Che, il guerrigliero, il militante, il libertario eroe romantico della guerra
rivoluzionaria, il medico ribelle, l'eterodosso comunista che disprezza il potere,
il cavaliere dell'ideale, come lo definisce Massimo Fini nel suo "Il Ribelle"
(non a caso). Il Che, questo Che, piaceva e piace tuttora anche a destra. Fino
al '68 Guevara era un eroe "neutro", poi divenne "di sinistra",
per quella pessima abitudine tutta sessantottina di dividere il mondo in due
grandi categorie. Ma bastano pochi aneddoti per vedere come "a destra"
la passione per il Che non è del tutto ingiustificata.
La sua morte, avvenuta nel 1967, ne ha creato il mito e il suo primo biografo
italiano, nel '68, fu il "ragazzo di salò" Adriano Bolzoni
(che in seguito ha raccontato gli anticomunisti russi e la "guerra dei
neri"). Sempre negli anni sessanta esce il libro del francese Jean Cau
Una passione per il Che, nel quale il Che è un moderno Cristo laico che
ripercorre la sua "passione". Anche i militanti della Giovane Italia,
il movimento giovanile del M.S.I., ricordano il Che nell'articolo "Il fascista
Che Guevara" dove è scritto: «Guevara uomo, Guevara intellettuale,
giudicato secondo il suo stile di vita, è ben lontano dal "proletariato"di
Marx, e si avvicina assai più al superuomo di Nietzsche o all'individualismo
aristocratico di Alfredo Oriani. La stessa profonda ammirazione che tutti, soprattutto
i giovani, hanno provato per Guevara, dimostra che il mondo ha ancora bisogno
di eroi». Eroi romantici: dai "classici" D'Annunzio e Junger
si approda agli "esotici" Guevara e Castro(«In un modo o nell'altro,
lo abbiamo amato tutti, Fidel. Posso testimoniarlo appieno, personalmente, perché
allora io ero un ragazzo che militava nelle formazioni dell'estrema destra:
e, contro il parere dei nostri padri e dei nostri fratelli maggiori per i quali
era solo un "comunista", anche noi andavamo pazzi per lui. Era l'uomo
della politica tradotta nelle dimensioni della generosità e dell'avventura…
Fidel, allievo dei gesuiti, giovane cattolico irrequieto che leggeva Bernanos
e si ispirava ai primi eroici e puri falangisti spagnoli, quelli sacrificati
dalla furia repubblicana e dal cinismo di Franco, quel Fidel ci piaceva, ci
incantava. »scrive Franco Cardini). Proprio Castro ricorda il Che con
queste parole «Il Che non cadde per difendere un altro interesse, per
difendere un'altra causa che non fosse la causa degli sfruttati e degli oppressi
di questo continente [...] il Che era, dal punto di vista
militare, un uomo straordinariamente aggressivo. Se come guerrigliero aveva
un tallone d' Achille, quel tallone d'Achille era la sua eccessiva aggressività,
il suo assoluto disprezzo del pericolo» e come afferma Bolzoni: «Non
c'è bisogno di essere comunisti, non c'è bisogno di essere Guevara
per capire che si deve insorgere davanti alla ingiustizia, e che determinate
situazioni non
possono essere eterne che abbisognano d'una trasformazione radicale»
Difatti non c'è bisogno di essere comunisti, difatti la rivoluzione cubana
di comunista ha ben poco. Il movimento rivoluzionario era, di fatti, eterogeneo
al suo interno, la rivoluzione ha inizialmente un carattere liberale che mirava
a ribaltare il regime dittatoriale, autoritario e filo americano di Fulgencio
Batista e a creare uno stato sociale. Solo in un secondo momento Cuba diverrà
comunista, cioè quando capirà che per ottenere autonomia e indipendenza
rispetto al "colosso yankee", dovrà avvicinarsi all'altro colosso,
l'U.R.S.S, ma in realtà ha sempre seguito una "via cubana"
al socialismo.
Il Che aveva fatto breccia immediatamente dopo la sua barbara uccisione nei
cuori dell'allora fascistissimo Bagaglino che produsse persino un 45 giri veramente
double face. Conteneva da una parte "Il mercenario di Lucera" e dall'altra
"Addio Che". Spiegava, il Bagaglino, nel retro copertina, la ragione
che l'aveva spinto a rendere quest'omaggio a due figure così opposte
in apparenza: la loro identità esistenziale. E il testo della canzone
dedicata a Guevara conteneva delle farsi che dicevano tutto. "La gente
come te non crepa nel suo letto, non muore di vecchiaia…" e ancora
"Non eri come loro, dovrai morire solo, addio Che!".
Il Che Guevara vicino a Skorzeny ad Ettore Muti e a Benito Mussolini.
E sarà la penna eretica di Giano Accame, sul conservatorismo Il Borghese
del febbraio 1968, a proporre il paragone fra il dettato rivoluzionario guevarista
e pensatori come Von Salomon, Guenon ed Evola. Anche se sarà proprio
Evola dalle colonne dello stesso giornale, qualche mese dopo (agosto'68) a parlare
in termini dispregiativi del guerrigliero definito bandito e gangster.
E sarà ancora un associazione fascistissima, la Federazione Nazionale
dei Combattenti della Repubblica Sociale Italiana (una scissione "a sinistra"
dell'Unione Nazionale Combattenti R.S.I.), molti anni dopo, ad accostare Mussolini
a Guevara. Accanto alla foto di un Mussolini pensante ed a una frase profetica
del testamento del Duce («Sarà un giovane. Io non sarò più.
Lasciate passare questi anni di bufera. Un giovane sorgerà. Un puro.
Un capo che dovrà immancabilmente agitare le idee del Fascismo»)
c'è la foto di un sorridente Guevara con accanto una sua frase:«Trovare
la formula per perpetuare nella vita quotidiana il comportamento eroico della
guerriglia è, dal punto di vista ideologico, una delle nostre missioni
fondamentali... Lo strumento per mobilitare il popolo deve essere fondamentalmente
di ordine morale»
Guevara si forma politicamente nell'Argentina durante il periodo del regime
gustzialista Peròn, fautore della "democrazia organica" anticomunista
e antiliberale, un fascismo in salsa sudamericana. Proprio Peròn, grande
ammiratore di Mussolini, scrisse il famoso "Proclama al Movimento Giustizialista
in occasione della morte del Comandante Ernesto Che Guevara" nel quale
si legge «… è con profondo dolore che ho preso conoscenza
di una perdita irreparabile per la causa dei popoli che lottano per la loro
liberazione. Noi salutiamo come dei fratelli tutti quelli che, in
qualche parte del mondo, e sotto qualsiasi bandiera, lottano contro l'ingiustizia,
la miseria e lo sfruttamento». Guevara ammirava molto il leader giustizialista
tanto da inviargli una copia del suo libro sulle tecniche di guerriglia con
tanto di dedica. In tutti i suoi scritti si può leggere chiari riferimenti
ad un socialismo diverso da quello marxista ortodosso:«Resta ancora nella
classe operaia molto di quella mentalità che si limitava a mettere in
luce una sola differenza, da un lato l'operaio e dall'altro il padrone, una
mentalità semplicistica che conduceva tutte le analisi a quell'unica
grande divisione: operai e padroni » Ben poco comunista questo eroe comunista…
Il pensiero del "Che", una volta compiuta la rivoluzione cubana, strategicamente
si articola su due livelli: la rivoluzione latino-americana e la lotta dei popoli
contro l'imperialismo. Occorre ricordare che Guevara è stato essenzialmente
un comandante guerrigliero e che il suo maggiore contributo al marxismo-leninismo
è stato quello di aver sviluppato la teoria della "guerra
rivoluzionaria". La grande Patria, così chiamava il continente latino-americano,
era un enorme paese da salvare dalle fauci del gigante yankee. I comunisti italiani
erano lì, cani da guardia del comintern sovietico, a criticare il sogno
del Che. Non passava giorno che Cuba e i loro leader non venissero delegittimati.
Fino alla morte. Dopo la morte, la cultura progressista fa del Che un eroe,
un mito, un esempio. I baldi figli di papà in corteo hanno la sua maglia,
portano baschi con la stella rossa, e appendono i suoi poster al muro…
Era soprattutto l'immagine del Che, con gli occhi di fuoco, la barba lunga e
i capelli al vento ad attrarre tutti i ragazzi di quegli anni. Di Destra e di
Sinistra. Ma a destra interessava soprattutto l'etica dell'eroismo, che gli
aveva spinti ad amare il poeta Mishima che si suicida con il seppuku per contrastare
la perdita dei valori tradizionali del suo Giappone causati dall'imperialismo
USA, i kamikaze giapponesi, l'impresa senza speranze di D'Annunzio, e il giovane
Jan Palch che si da fuoco per protesta contro l'invasione dell'Armata Rossa.
D'altronde come diceva Bolzoni, in seguito alla morte eroica del comandante
Che Guevara, «Non è drammaticamente dannunziano tutto ciò,
non è sostanzialmente antimarxista?» Mi viene proprio da rispondere
di si. Un personaggio che va oltre tutti gli schemi, ma che è stato,
solo dopo la morte, mitizzato da una sinistra radical-chic, e demonizzato da
una destra troppo attenta a non perdere i suoi voti conservatori.
In occasione del ventennale della morte sarà proprio la Nuova Destra
a ricordare il Che. Gli viene dedicata la prima pagina della rivista Elementi.
Dopo solo magliette, poster, gadget, slogan. «Il nostro Guevara per loro
è solo una maglietta a dieci euro». Polemica, quella della commercializzazione
di Guevara, interna anche alla sinistra. Da sinistra si contesta anche «il
culto di Guevara» che avrebbe, a detta di Liberazione, fatto dimenticare
il processo storico rivoluzionarioe le masse che lo hanno animato. Il commento
de Il secolo d'Italia, fa ben capire cosa è il Guevara per una certa
destra:«La sinistra vera si rivela per quello che è nel profondo,
ricoprendo i marxismo-leninismo, il rifiuto della dimensione eroica della vita,
rimuovendo le dimensioni della spiritualià e dell'immaginario».
Il Che, guerriero solitario e romantico, contro le mass uniforme e massificate.
Destra contro Sinistra. Il Che poteva nascere in qualsiasi tempo. Era il figlio
di un mondo passato, diverso, alternativo a questo Mondo Moderno. Era lì,
in piedi fra le rovine, a combattere per un mondo diverso per una giustizia
veramente giusta, per una vera Libertà. Questo era Guevara, un guerriero
dello spirito, che amava guerra e armi, nemico del Potere, in cerca di sempre
nuove avventure. Il Che è quella dimensione superiore che è mancata
al materialismo marxista, e che fu la causa della sua disfatta. Il Che pronto
a battersi per l'idea in qualunque luogo in qualsiasi tempo. D'altronde non
era stato Evola a scrivere: «La mia Patria è la dove si combatte
per l'Idea»?
E non era stato Guevara a dire «Patria o muerte!»?
"La Rivoluzione si fa attraverso l'uomo,ma l'uomo deve forgiare giorno
per giorno il suo spirito rivoluzionario"
Ernesto "Che " Guevara
"Voi siete disarmati, se il vostro spirito è armato, se la vostra
fede è potente e la vostra disciplina fermissima"
Benito Mussolini
”Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo,
è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico
dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte,
che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio
ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi
e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle
mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria”
Ernesto "Che" Guevara, "Creare due, tre, molti Vietnam"