Cina: Olimpiadi ed Impero
Un giornalista sportivo Rai, Fabrizio Failla, in un servizio sulla programmazione
sportiva della Cina ha definito il programma del PCC rispetto allo sport
nelle scuole "stile balilla del 2000", con evidente intento
denigratiorio. Per chi, invece, può godere di una certa sensibilità,
non può non notare in questo "mostro" cinese, nel modo
in cui vive le "sue" olimpiadi, qualcosa di profondo, di nostro,
.
Fin dalla cerimonia inaugurale, con il recupero di Confucio, che qualcuno
ha definito strumentale, anche se io preferisco definirlo naturale e "meccanico",
perchè connaturato in quel popolo, con la straordinaria esibizione
di "potenza", con quell'immagine dei bambini vestiti con gli
abiti tradizionali di tutte le etnie che vivono nei confini cinesi (che
ricorda lo spirito di quei imperi del passato, tra auctoritas e differenzialismo).
E non ci possiamo scandalizzare per la bambina che cantava (l'Ode alla
Patria, non dimentichiamolo) in playback (quasi che la tv occidentale
sia il florilegio della verità). E poi, inguaribili romantici,
prendiamo per vera la dichiarazione di Yang Peiyi, la "scartata":
"sono comunque contenta perchè era per la Patria". Ovviamente,
per gli adepti di Flavio Briatore, è stata circuita!
Ma ciò che più sorprende nella "mobilitazione totale"
di questo popolo, nella sua orgogliosa esibizione, sono i campioni, gli
idoli, i superpagati: uno su tutti, Yao Ming, il più importante
sportivo cinese, che ha recuperato in tempo record dall'infortunio per
essere presente, per non saltare l'appuntamento con la sua gente. E ha
rischiato la figuraccia, ha rischiato di rovinarsi la stagione e di perdere
qualche contratto pubblicitario. Ma non poteva mancare nella partita di
pallacanestro più seguita di sempre, Cina-Usa.
E poi Liu Xiang, campione olimpico dei 110 ostacoli, l'"orgoglio
di tutta la Cina", il giallo che corre nell'Olimpo dei neri: scoppiato
in lacrime, con il suo allenatore, in diretta mondiale, dopo che, con
due infortuni alla gamba e al piede, a provato a correre la sua gara,
prima di ritirarsi in seguito ad una falsa partenza.
E' questa la Cina dell'enorme sforzo collettivo: è la Cina che
torna ad essere ciò che è sempre stata. Certo, non possiamo
nasconderci dietro ad un dito, e dire che la Cina di oggi sia l'Eldorado
dei lavoratori, o un esempio per gli ecologisti, ma è senza dubbio,
una Cina che VUOLE provare a rinascere, a ritornare ad essere quel grande
impero che la storia ha conosciuto.
E quindi non possiamo non sperare che questi "balilla del 2000"
in salsa Confuciana, scelgano nei prossimi decenni la strada della redistribuzione
della richezza, del socialismo comunitario, della convivenza imperiale,
in cui gli "imbonitori" stile Dalai Cia Lama, non trovino il
terreno fertile per le loro offerte di affitto di basi militari.
I Cinesi, come i Russi, hanno una forma. Hanno una "natura"
e una "potenza" imperiale. Non sono quella accozzaglia individualista
ibrida e apolide che alberga a Washington.