Si è tenuta venerdì 18 maggio, presso l’aula magna della Scuola Superiore di Lungue Moderne per Traduttori e Interpreti, la conferenza “Né Destra Né Sinistra. Le nuove categorie del politico”, tenuta dal professor Marco Tarchi, politologo e docente all’Università degli Studi di Firenze.
Nonostante la concomitanza con la conferenza dell’ex-ambasciatore Sergio Romano, l’aula ha registrato una buona presenza di pubblico, che ha raggiunto il centinaio di presenze. La nota introduttiva e la presentazione spettava al Presidente dell’Associazione Culturale Strade d’Europa, Alessio Dapretto, che ha ricordato come l’esperienza politica di Marco Tarchi, e del suo omologo francese Alain De Benoist, rappresentino un punto di riferimento per i membri dell’associazione che ha organizzato l’evento.
Il prof. Tarchi ha dunque iniziato la conferenza, che può essere a tutti gli effetti definita una lezione accademica, partendo dai suoi trascorsi politici, quando nella seconda metà degli anni ’70, da militante del Fronte della Gioventù, fu uno dei massimi esponenti di quel laboratorio di idee giornalisticamente etichettato “Nuova destra”, ma che in realtà ha rappresentato uno dei tentativi più importanti di superamento delle etichette di “destra” e “sinistra”. Dopo lo sfortunato epilogo della corrente, Tarchi si ritira dalla politica e inizia la sua importante carriera universitaria.
Il relatore, quindi, ha parlato della formazione dei concetti di “destra” e “sinistra”, a partire dall’intuizione del politologo norvegese Stein Rokkan, secondo il quale i partiti politici come oggi li conosciamo nascono da 4 fratture (cleaveges) o momenti storici fondamentali (Centro/Periferia, Stato/Chiesa, Città/Campagna, Capitale/Lavoro). In particolare è l’ultima frattura quella fondamentale che stabilizza il panorama politico sulle due famiglie di partiti fondamentali: Socialisti (sinistra) e Liberali (destra).
Tarchi, dunque, giunge all’analisi centrale del suo pensiero: questa frattura è ormai superata. Le etichette “destra” e “sinistra” servono solo per evitare di pensare, per pigrizia, sono utili solo al ceto politico, che attraverso l’identificazione con queste continua a prosperare e a mantenere la sua “rete di potere”. Servono pertanto nuove alternative per rispondere alla nuova frattura: unipolarismo/multipolarismo. I sostenitori di uno sviluppo economico univoco, unilaterale, liberale e “americanizzato”, e i sostenitori di una differenziazione, dell’autonomia politica, economica e culturale. Su questo campo si gioca lo scontro politico del futuro.
Pungolato dalle domande del pubblico, Tarchi ha evidenziato come l’insofferenza verso la politica sia solo di facciata, vista la grande quantità di votanti, che in una sorta di “reality show del meno peggio” si reca alle urne e si trova a parteggiare per due contenitori vuoti che non riescono e non possono dare risposte alle nuove sfide politiche, immersi come sono nell’unidirezionalità del potere economico.
Ma è proprio questa disaffezione alla politiche il germe che non permette un rinnovamento.


