Scene e Scenari dei nostri tempi. La risposta eurasiatista per un mondo multipolare.
Si è tenuta sabato 9 giugno 2007 a Trieste, in concomitanza con la visita del Presidente americano Gorge Bush a Roma, il convegno di studi “Scene e scenari dei nostri tempi, la risposta eurasiatista per un mondo multipolare”, organizzato da Generazione Europa, dall’Associazione Culturale Strade d’Europa e dal Coordinamento Progetto Eurasia. A presentare l’evento è Marco Bagozzi, uno dei responsabili dell’Associazione Culturale, i relatori sono Stefano Vernole, del CPE, Ernest Sultanov, collaboratore di Eurasia ed esperto della Comissione della DUMA per i rapporti con il mondo islamico, e Yves Bataille, giornalista e consigliere del movimento serbo SEDEP. L’intervento conclusivo è di Lorenzo Salimbeni, responsabile politico di Generazione Europa.
Davanti ad un folto pubblico la prima analisi di Vernole tocca i temi principali della geopolitica europea del dopo seconda guerra mondiale e in particolare dell’era post-muro di Berlino.
Secondo Vernole, la seconda guerra mondiale non ha segnato una vittoria degli USA, poiché la presenza di regimi ostili nell’Est Europa e in Cina, oltre che in Russia, non hanno permesso la vittoria finale degli americani.
La caduta del comunismo sovietico ha, però, permesso all’amministrazione americana di riottenere mano libera in Europa e nella zona del medio Oriente. Tra le due guerre in Iraq (1991-2002) si sono susseguite tutta una serie di aggressioni americane alle zone di confine dell’Eurasia. Citando una profetica frase del compianto Carlo Terraciano, Vernole ha dimostrato come tutte le azioni aggressive di guerra, erano già decise da tempo, e avevano come fine la conquista del territorio eurasiatico.
Le Rivoluzioni Arancioni, le varie “guerre umanitarie”, fino alla futura guerra contro l’Iran, queste sono le tappe della conquista mondiale statunitense.
I maggiori rivali degli USA sono quindi oggi le due grandi potenze Eurasiatiche: Cina e Russia.
Riepilogando la storia della rivista Eurasia, Vernole ha ricordato quello che fu l’asse Parigi-Berlino-Mosca, che tendenzialmente poteva allargarsi a Madrid e Roma, che si scontrò con l’amministrazione americana sulla seconda guerra del Golfo. Oggi però di quell’asse resta poco:Sarkozy e Merkel sono infatti le quinte colonne dei circoli occidentalisti nell’Europa continentale. A mantenere vive le speranze di indipendenza europea, c’è solo la Russia putiniana.
L’azione politica ed economica di Putin ha difatti ridestato l’autonomia nazionale della Russia, e per questo qualsiasi mossa putiniana viene attaccata dai media occidentali.
Mosse antirusse sono anche l’appoggio alle pseudo-rivoluzioni liberali nei paesi ex-sovietici.
Vernole finisce il suo intervento citando ancora Terraciano e la sua dottrina delle Tre Liberazioni.
L’intervento di Sultanov verte invece sulla questione del ruolo del successore di Putin, dopo l’elezione del 2008.
Secondo Sultanov il problema non si pone con la scelta di uno o di un altro successore, ma su quella che deve essere la politica russa. Non sarà necessariamente la figura di Putin a continuare la politica “di potenza” della Russia.
Grazie al “baby-boom” e all’espansione economica ed energetica, il ruolo della Russia ha già la strada segnata, soprattutto con l’avvicinamento all’Europa.
Ad opporsi a questa avanzata naturalmente gli Stati Uniti e la NATO ormai arrivata ai confini della Russia.
L’unico problema è il previsto blocco dell’avanzata economica dovuta all’opera di disinformazione dei media. Manca infatti alla Russia un opera organica di “soft-power”, di “propaganda” verso il mondo occidentale, magari attraverso l’uso delle ONG, punto di forza dell’ex Unione Sovietica.
L’intervento più emozionale è quello di Yves Bataille, che ha ricordato le sue avventure nella Serbia martoriata dai bombardamenti americani.
Riguardo a Putin, Bataille sostiene che “i personaggi storici spesso sono quello che pensano di essere”. Putin è quindi un personaggio estremamente interessante riferendosi alla sua politica, per esempio, di salvaguardia dell’indipendenza serba in Kosovo.
In Russia si sta creando una serie di analisti di formazione patriottica ed anti-atlantista, questo è possibile solo grazie alla presenza del Presidente.
Secondo Bataille, oggi non esistono alternative: o si sta dalla parte liberale ed atlantista o si sceglie la proposta alternativa, socialista ed eurasiatista.
Bataille ha “l’impressione che in Russia ci sia una forza in divenire”, e poco importa che Putin sia o meno imbevuto da un idea eurasiatista.
La politica occidentale è ormai una politica degli interessi. Esempio più lampante è quello che sta succedendo in Francia con il nuovo governo liberale di Sarkozy.
Per superare questa fase di stallo della politica europeista, per creare un “fascio di forze” alternative, Bataille chiama al suo ruolo la Russia, attraverso il nuovo corso militare, economico, politico rivoluzionario.
L’intervento conclusivo di Lorenzo Salimbeni ha chiuso quest’annata di conferenze e di iniziative dell’Associazione Culturale Strade d’Europa e del Gruppo Politico di Generazione Europa, prima della pausa estiva, tracciando la linea che il gruppo ha seguito con questi appuntamenti: dalla ricerca delle vere origini dell’Europa, al superamento della dicotomia Destra/Sinistra, alla risposta decrescentista e a quella eurasiatista.
Ass.cult. Strade d’Europa


