Fascismo e definizioni

L’aggressione del Pigneto è stata immediatamente presentata dalla stampa come “fascista”, poi l’autore si è costituito, è diventato famoso, ha rilasciato interviste, è stato ospite anche da Mentana dove ha potuto orgogliosamente esibire il suo tatuaggio raffigurante Che Guevara. Lo spettacolo che ne è seguito è stato stucchevole: qualcuno da destra pretendeva delle scuse, mentre a sinistra si tirava fuori la solita tiritera per cui “la violenza è sempre fascista”. Luciano Canfora coglieva addirittura l’occasione per attaccare…il Che (sic!) ricordando lo sprezzante giudizio che ne dava Amendola, cosa che non deve sorprendere nessuno: a sinistra il Che è sempre stato amato solamente dalla base.

Nella sua rubrica sul Corriere Pierluigi Battista, parafrasando le formule tanto di moda relative all’insicurezza e all’inflazione, parlava di “fascismo percepito”. Più che il giocoso calambour ciò che desta interesse è qui la definizione di fascismo proposta dall’autore, ovvero “sintesi comportamentale d’un modo d’essere violento a sopraffattorio”. Tale definizione ci sembra avere un grosso pregio: la si può considerare corrente, ovvero si può affermare che nella grande maggioranza dei casi in cui una persona la utilizza lo fa avendo in mente proprio questo significato. Primo problema: ha senso allora parlare di “aggressione fascista”? Si tratta d’un’inutile ridondanza, considerato che chiunque metta in atto un’aggressione è un fascista, appunto, per definizione. Secondo problema: che c’entra la politica? L’enunciato, facendo riferimento a caratteristiche individuali, ci sembra molto più adatto a un libro di psicologia che non a uno di scienza della politica. La parola fascismo però ha (per lo meno: dovrebbe avere) soltanto un significato politico e

sembra poco indicata per la fattispecie indicata da Battista, poiché fuorviante ed imprecisa; sarebbe meglio forse parlare di bullismo o prepotenza.

E’ molto difficile, se non impossibile, comprendersi per davvero quando gli interlocutori utilizzano lo stesso termine con significati differenti e, purtroppo, questo accade fatalmente nelle conversazioni per causa di differenze psicologiche, sociali, culturali. La parola fascismo, per sovrammercato, è particolarmente a rischio di fraintendimento per motivi storici e politici, basti pensare alla nettezza della distinzione di Renzo De Felice tra quei due fenomeni che egli chiamava “fascismo-regime” e “fascismo-movimento”. In quest’ottica l’uso estensivo della parola indicante non solo il movimento e il partito fondato da Benito Mussolini, la sua ideologia ed organizzazione, nonché il complesso dei suoi aderenti e sostenitori, ma anche ogni movimento politico o regime “di destra” è molto più che insoddisfacente. Se a tutto ciò si aggiunge il disinvolto utilizzo della parola per squalificare l’avversario politico, la confusione è totale, la parola fascismo diventa ormai irrimediabilmente polisemica, cioè ha tanti, troppi significati diversi tra loro e quindi è inservibile, andrebbe espunta dal vocabolario, come tante altre che presentano lo stesso difetto, prima tra tutte “democrazia” alla cui molteplicità di significati Giovanni Sartori ha addirittura dedicato l’opera Democrazia e definizioni. La possibile alternativa sarebbe mettersi d’accordo su significati davvero condivisi di siffatti termini, allora la parola fascismo potrebbe usarsi per indicare, seguendo un ragionamento rigorosamente cronologico, quello che gli storici definisconoo diciannovismo o sansepolcrismo, tenendo bene in mente, però, che il termine assumerebbe un significato completamente diverso da quello corrente individuato da Battista, se non addirittura opposto.