L’equivoco Occidentale

L’Europa - per citare Alain de Benoist – non può essere confusa con l’ <<Occidente>>.
Essere Occidentali per i più risulta oggi un dato di fatto; qualcuno addirittura con la briga di definirsi difensore d’Occidente, auspica una occidentalizzazione dei popoli che fino ad ora non avevano conosciuto l’infezione di culture estranee alla propria Tradizione. Fino alla caduta del Muro di Berlino avrebbe avuto un senso definire l’Occidente come qualcosa di altro ed opposto al blocco sovietico il quale per ideologia strutturava la società in contrapposizione all’alternativa capitalista. E qui veniamo al punto.
Ciò che ha classificato tale termine è sempre stato il modello economico capitalista che, ovunque fosse imposto, ne dichiarava tal Nazione un membro. Di fatto, non vi sono legami tra gli Stati occidentali se non quelli puramente economici.
Alcuni - i soliti amanti del ben pensiero – ribatteranno al fattore economico quale legante dell’Occidente, supponendo essere la Democrazia il dolcissimo mastice del blocco occidentale. Se è vero che quasi tutti – e sottolineo quasi - gli Stati considerati occidentali sono democratici, è anche vero che non tutti gli Stati democratici sono occidentali. Tale opinione dunque non ha alcun senso. Il fattore principale che lega l’Occidente è pertanto il miserabile elemento economico, quello liberal - capitalista.
Ora va detto che l’Europa è stata in questi ultimi sessant’anni non parte d’Occidente, ma dall’Occidente occupata, sia economicamente, sia culturalmente, sia militarmente. In modo semplice potremmo dire che l’America way of life ha plasmato la cultura Europea facendola degenerare in Occidentale, mentre l’Atlantismo – agente strategico di controllo - ha fatto sì che il nostro continente perdesse la propria autonomia ed indipendenza in campo militare e politico.
Essere Occidentali significa costituirsi parte della sfera americana, la quale identità è quanto di più distante ci sia dalla nostra. Un Ovest esiste, ma noi non ne facciamo parte.
Saul Friedlander, storico israeliano e militante sionista, scriveva già nel 1981 << L’Occidente è oggigiorno un vastissimo spazio che si estende dagli Stati Uniti ad Israele ed oltre >>. Ebbene tale spazio non è il nostro, né dovrebbero esser nostri i suoi interessi.
Così doveva essere, così non è stato, tant’è che il nostro continente è stato per anni sotto lo scacco delle due superpotenze storiche postbelliche, è stato – ed è oggi - sfruttato quale trampolino di lancio per l’imperialismo occidentale (questo sì), è stato il luogo ove sperimentare per primo un modello economico che poneva la cancellazione dell’autorità dello Stato ed il suo compiuto asservimento alle logiche mercantiliste.
Perché dunque battersi per la difesa dell’Occidente? Per quale motivo essere partecipi di un ibrido geopolitico vuoto e privo di concretezza?
Sinceramente quei “valori occidentali da difendere” su cui molti si masturbano, sono una chimera retorica aggrappata al mito della Tradizione: oggi l’Occidente - o meglio l’Occidentalismo - è materialismo belligerante, è relativismo culturale, è libertà condizionata, è interesse privato, è servilismo politico, è scandali finanziari, è scontro sociale, è bieca ampollosità, è idiozia.
Eppure in tanti si arrovellano le membra se questo viene toccato; mentre l’Europa non esiste ci preoccupiamo di guerreggiare per tale entità amorfa.
Basterebbe semplicemente risalire alle radici profonde dell’identità europea cogliendone il significato di Auctoritas ed Imperium, per salvare la nostra Indipendenza e dar di nuovo un volto concreto al nostro continente, eppure si preferisce l’alienazione di un dominio atlantico all’autodeterminazione del nostro Spirito.
Così difendere l’Europa, edificarla su solide basi, è un dovere dal quale non possiamo esimerci, difendere l’Occidente è un errore che non dobbiamo fare.