Autore difficile, la cui opera - "impegnativa come un arduo sentiero
di montagna e com´esso non priva di insidie" - si è prestata, come
la sua stessa figura, a non pochi fraintendimenti e incomprensioni.
Sebbene sia esistito un Evola artista e forse, per un breve periodo,
anche un Evola filosofo, queste parti della sua opera presentano
un´importanza marginale e possono tranquillamente essere trascurate
a favore, del tema che più gli stava a cuore: il Mondo della Tradizione.
Come espose nella sua opera forse più famosa, "Rivolta contro il mondo
moderno" del 1934, la caratteristica centrale delle Civiltà Tradizionali è
quella di riconoscere il primato dell´elemento sovrannaturale, dove con
questo termine è da intendersi non la risultante di un dogma religioso e
tanto meno un´astrazione filosofica ma bensì una realtà superiore, sulla
quale poggia il mondo in cui viviamo, ed alla quale possono partecipare
alcuni individui.
In contrapposizione al Mondo della Tradizione è la nostra civiltà, la quale
progressivamente ha dato sempre meno spazio all´elemento sovrannaturale
fino a negarlo del tutto con le teorie materialiste e che, proprio a causa del
suo progressivo allontanamento dal trascendente, è destinata alla decadenza.
Per Evola noi viviamo in una situazione di regresso e non di progresso la quale,
se da un lato, ha dato origine a tutte quelle applicazioni tecnologiche materiali
che ci hanno condotti ad un ottusa comodità nel vivere, dall´altro sta
degradando l´uomo rendendolo sempre più debole, e schiavo dei propri istinti
più bassi.
Secondo le premesse dell´autore, poiché la maggior parte degli uomini
sono irrimediabilmente contaminati dal male presente nella civiltà moderna,
il suo messaggio è riservato a pochi, quelli che egli chiamava "uomini
differenziati" capaci di tenersi in piedi sulle rovine del mondo attuale.
Solo questi sono qualificati per assimilare adeguatamente le sue idee
e trarne giovamento, viceversa la maggioranza, gli "uomini spezzati",
non le comprenderanno.
Fu nel tentativo di limitare i fattori che, a suo avviso, indeboliscono l´uomo
e di favorire invece quelli che possono rafforzarlo, creando così un fronte
transnazionale che potesse contrastare la "decadenza dell´Occidente",
che è da interpretare la sua collaborazione con i regimi fascista e nazista.
La sua idea era di promuovere uno Stato che contribuisse a far emergere
un determinato tipo umano.
Quando i progetti del barone Evola stavano per concretarsi in Italia le
pressioni degli ambienti clericali, da sempre incompatibili con il pensiero
evoliano, fecero cambiare rotta al regime.
D´altra parte in Germania il trionfo delle teorie del razzismo biologico
che, in quanto pensiero materialista moderno, Evola non poteva condividere,
fecero cadere nel nulla le sue idee, considerate dai più poco utili per affrontare
i problemi pratici che all´epoca si poneva il Reich.
Ma quale era l´ideale umano che Evola voleva promuovere?
Riguardo al nostro paese l´autore polemizzando con lo stereotipo dell´italiano
che suona il mandolino, sentimentale, ingegnoso ma inconcludente faceva
riferimento al cosiddetto tipo ario-romano il quale avrebbe posseduto le seguenti
caratteristiche: una autodisciplina che consente però ricchezza interiore e
poliedricità, prudente audacia, parlare conciso e meditato, senso aristocratico
del distacco, solennità misurata e libera da vanità, forza d´animo, fedeltà.
Il rapporto con il divino di questo tipo umano sarebbe stato caratterizzato
non dalla devozione ma dalla venerazione e dal senso di unione alle forze
trascendenti che sono presenti e partecipano alla vita individuale e collettiva.
Sarebbe assente qualsiasi forma di servilismo di fronte alla divinità: un culto
dignitoso non lo può offrire una persona umiliata dal peccato ma solo un uomo
libero, con animo tranquillo e orgoglioso che tende a conformare la sua azione
con la volontà divina.
La visione del mondo evoliana, come quella dello Stato, che del mondo è
un´immagine, è quella di un cosmo inteso come una totalità di essenze
diverse, non mescolate confusamente fra loro, ma unite da una più profonda
legge organica e organizzate gerarchicamente.
È evidente come questo ideale sia lontano sia dal liberismo capitalista che
dal collettivismo comunista.
Evola ha lavorato fino alla morte diffondendo idee che considerava non
sue ma appartenenti a quella Tradizione Perenne che non abbandonò mai.
Con la fine della seconda guerra mondiale, tramontata la possibilità
di coinvolgere alcune nazioni nell´azione di contrasto al declino del
mondo moderno, Evola si concentrò per fornire, ai sempre più sparuti
gruppi di uomini differenziati rimasti, gli strumenti per "cavalcare la tigre"
in un´epoca di dissoluzione.
Su alcune posizioni politiche assunte da Evola (come, ad esempio, il suo
sprezzante giudizio su Che Guevara) e sull´applicabilità attuale in campo
politico dei principi evoliani esprimiamo evidenti riserve, mentre intatto rimane
il valore dei suoi indirizzi sia per l´analisi dei fenomeni sociali a cui stiamo
assistendo che per quanto concerne il lavoro personale che ogni uomo che
voglia "tenersi in piedi sulle rovine" oggi è chiamato a svolgere.