Craig Davidson,
 
Fighter
 
BD edizioni, 2007, pag. 289
 
Non è un romanzo perfetto, ma le vette che riesce a raggiungere compensano
ampiamente le cadute di tono e stile. Due vicende, due destini che convergono
per realizzare quello che si può definire uno "scambio di vite". Da una parte un
ragazzo viziato vissuto sotto una campana di vetro per tutta la vita e deciso a
intraprendere la strada del combattimento, quello degli incontri clandestini,
come liberazione nel senso più nichilista possibile, dall'altra un ragazzo povero
con un talento per la boxe ma del tutto deciso a lasciarsi la sua vita (e la boxe
stessa in cui non crede più) alle spalle. Accattivante sotto molti punti di vista,
inserisce in un contesto più narrativo e meno "filosofico" i temi del Fight Club
di Chuck Palaniuk. Estremo sotto più profili, come il già citato Fight Club o
American Pshycho di Bret Easton Ellis, si rivela come una di quelle opere
"attive" che scrutano dentro il lettore man mano che questo si illude di avere
il libro "dalla parte del manico". Peccato per certe scene di sesso un po' troppo
gratuite (solo una risulta ben inserita e decisamente catartica), tanto da far
pensare siano state messe lì solo per vendere qualche copia in più.
Comunque scorrevolissimo e godibile, denso di significato.
Una storia sulla ricerca di sè, sullo scontro sociale e generazionale.
Una liturgia del dolore (da una parte).Un rifiuto della violenza (dall'altra).
Vivamente consigliato a chi sa cosa significa "nichilismo attivo", costruttivo.
O a chi vuole conoscere dei punti di vista più diffusi di quel che si pensi.
Promosso su tutta la linea.