«Auguro le cose migliori a Voi e alla Spagna» così si concluse
l'unico incontro fra Josè Antonio e Benito Mussolini, una sera di ottobre
del 1933. Mussolini aveva già capito che il destino della Falange era
il destino della Spagna, e che la Spagna da lì a poco tempo sarebbe diventata
di fondamentale importanza per l'Europa. La
Spagna di Josè Antonio era, infatti, un paese in subbuglio, in continuo
scontro. Soltanto tre anni dopo sarebbe scoppiata quella sanguinosa guerra che
martoriò la Spagna intera, ma che fu solo il preludio di quello che poco
tempo dopo toccò all'Europa intera. Una delle prime vittime di quella
guerra fu proprio Josè Antonio, «uno degli spiriti più belli
che io abbia mai conosciuto», come lo descrisse Mussolini alla sorella
Pilar Primo de Rivera. La prematura scomparsa del giovane leader falangista,
non ci permette di capire fin in fondo il suo pensiero politico, su quello
che sarebbe diventato uno dei temi principali dei fascismi degli anni '30 e'40:
l'Europa.
Rimanendo fedeli agli scritti di Josè Antonio si può avere una
certa difficoltà nel delinearne un profilo europeista. Bisogna perciò
cercare di interpretare il pensiero di Josè Antonio in funzione di un
periodo di storia che non ha vissuto. Josè Antonio era spagnolo fino
al midollo, tanto che si rifiuto sempre di definirsi "fascista"
perché quella parola stava ad identificare un "ideologia italiana
e non spagnola". Diceva che con il Fascismo lo legavano "diversi punti
di contatto", ma nulla più. Prima di tutto stava la Spagna da salvare,
da ridestare. Ma il riscatto della Spagna, passava anche per la sua integrazione
nell'Europa, nel suo non rimanere un paese
periferico, ma nel ritornare al ruolo preminente e centrale che le spetta nella
politica continentale.
Il 29 ottobre del 1933 a Madrid, nel teatro della "Comedia", Josè
Antonio tiene il discorso di fondazione della Falange Espanola, nel quale enuncia
tutti i principi fondanti del nuovo movimento: Patria, giustizia sociale, famiglia,
corporazioni, Tradizione cattolica, fedeltà e sacrificio. Il simbolo
sarà il giogo con le cinque frecce,
dei re Isabella e Ferdinando d'Aragona, che nel 1469 posero le basi per l'unificazione
spagnola e da lì la lanciarono nella grande storia europea e mondiale.
Il giogo con le frecce richiama, come ha sottolineato Antonio Medrano, al simbolo
solare, simbolo ricorrente nella Tradizione europea. Al sole richiamano anche
l'inno (Cara al Sol), e il saluto con il braccio teso, tipico di tutti i movimenti
fascisti. La grande capacità movimentista delle giovani camicie azzurre
faceva da contrappasso con gli insuccessi elettorali del movimento, dovuti al
fatto che molti simpatizzanti non avevano ancora raggiunto l'età per
recarsi alle urne. Il 4 marzo 1934 sorge la F.E. de las JONS, fusione della
FE con le Juntas de offensiva nacional-sindacalista di Ramiro Ledesma Ramos
e Onesimo Redondo; nell'ottobre si celebra in Madrid il I° consiglio
nazionale. La guida fu affidata a Josè Antonio. Nel dicembre 1934 Ramiro
Ledesma uscirà dal movimento. Nel giugno 1934 la giunta politica decise
che la Falange si solleverà "sola o accompagnata" contro la
sovversione comunista, sostenuta dall'Unione Sovietica. Nelle elezioni del febbraio
1936 il fronte popolare, unione delle forze della sinistra, vince le elezioni.
Il 17 luglio Josè Antonio dal carcere di Alicante riesce a far uscire
un appello alla sollevazione di tutto il popolo spagnolo.
All'alba del 18 luglio i generali delle truppe coloniali marocchine, Francisco Franco e Luis Orgaz, occupano Las Palmas. E' l'inizio della guerra civile. Ai militari si unirono nazionalisti, monarchici, carlisti, tradizionalisti e soprattutto dai falangisti. Nei giorni dell'alzamiento, Josè Antonio dal carcere così si esprime «... E' sconsolantemente bello che la Falange abbia molti più cuori che cervelli ...». Josè Antonio fu giustiziato, su ordine dell'ambasciatore di Mosca, il 20 novembre 1935.
Come scrisse Robert Brasillach :«Si può dire senza paradosso che
la ribellione del generale Franco è stata utile alla Francia come alla
Spagna». Questo discorso si può certamente ampliare a tutta l'Europa
e nello stesso modo interpretare l'azione dei vari partiti fascisti, come salvaguardia
della Patria e allo stesso tempo dell'Europa
stessa.
Analizzando, allora, il pensiero joseantonista possiamo trovare la cura anche
per l'Europa, ben consci dal fatto che la parola "Patria" può
stare a significare in maniera uguale sia Spagna sia Europa (ricordando cosa
diceva Mazzini in riferimento ai buoni patrioti italiani, che perciò
erano anche buoni patrioti europei). Il pensiero di Josè Antonio si può
riassumere in una sola parola: Patria. La Patria come un'entità trascendente,
un'unita di destino. Solo nel senso più alto della Patria si può
avere giustizia e pace. Solo nella negazione dello stato liberale e marxista
si può giungere
alla giustizia sociale. Solo nel far rivivere i valori tradizionali e i miti
del passato si può costruire un grande futuro. La dottrina joseantoniana
ha dell'uomo una concezione profonda, che va al di là del semplice "ente"
elettorale e consumistico. L'uomo è in primo luogo un essere che crede,
che ha bisogno di credere. Lo stato come lo voleva Josè Antonio si basa
su Famiglia, comune e Gremio (=corporazione); autentiche realtà naturali
di una società organica. Erano ritenuti inutili i partiti, perché
non rappresentativi. L'obbiettivo finale è un sistema corporativo, ripreso
dalla dottrina mussoliniana, che alla sua base ha il sindacato nazionale, capace
di mediare fra le parti senza favori di classe. Lo stato diventa così
«un regime di solidarietà nazionale, di cooperazione coraggiosa
e fraterna», che «permetterà ogni iniziativa
privata che sia compatibile con gli interessi della comunità nazionale»,
in cui «si integrano tutti gli individui e tutte le classi». La
Falange non è solo un movimento politico, è una religione, è
un modo di essere e di agire. La Falange non deve difendere gli interessi particolari
di nessuno, se non quelli di tutto il popolo
spagnolo. Lo spirito della Falange è uno spirito guerriero, aristocratico
e poetico: «Il nostro posto è all'aria aperta, sotto la notte limpida,
arma al braccio e nel cielo le stelle».
Il motto della Falange era «ESPANA: UNA, LIBRE, GRANDE!». Una Grande
Spagna, in una Grande Europa, ecco il pensiero di Josè Antonio; pensiero
che è stato raccolto da tutti i volontari spagnoli della Division Azul
che raggiunsero le truppe tedesche per combattere il bolscevismo. E con lo stesso
pensiero erano lì a lottare Leon Degrelle, Robert Brasillach, e tutti
i grandi patrioti dell'Europa. Proprio Brasillach scriveva nel 1941: «E'
lo spirito di Josè Antonio che noi abbiamo sempre proclamato qui e che
vogliamo mantenere, al modo nostro, per noi». E ripensando alla Guerra
di Spagna ancora Brasillach ricorda: «Bisogna che la guerra in corso perpetui
in tutti paesi le magnifiche virtù del luglio 1936». Con quelle
virtù si è andato a formare quell'esercito europeo fascista che
fino all'ultimo combatté per Berlino.
Iniziata l'avanzata tedesca contro la Russia i camerati di Josè Antonio,
dopo aver combattuto per la libertà dell'Europa nella guerra spagnola,
decisero che era giunto il momento di ripagare l'Europa e si arruolarono volontariamente.
Furono oltre 17.000 gli spagnoli arruolati nella Division Azul (non pochi considerando
che
il paese usciva da 3 anni di una tremenda guerra civile), che combatté
sul fronte di Leningrado nell'ottobre del 1941, agli ordini del generale Munoz
Grande. In due anni di battaglie la Division perse quasi 4.000 combattenti tra
caduti e feriti. Rimasero quasi in 2.000 a difendere Berlino e la Germania contro
le orde bolsceviche sino all'ultimo respiro. Nel dopoguerra nella Spagna franchista,
della Falange joseantoniana rimase poco o nulla. Franco per impostare il suo
regime personale non ha risparmiato neanche i suoi vecchi camerati falangisti,
nonostante ciò il ricordo di Josè Antonio rimane indissolubile.
Il pensiero di Josè Antonio è ritornato in auge anche nel regime
reazionario franchista; basta pensare alla Carta del Lavoro o
all'adesione di quell'Europa delle Patrie proposta da Charles De Gaulle. Prima
di morire Josè Antonio scrisse che sperava che il suo sangue fosse l'ultimo
a spargere nella guerra civile, convinto come era che tutti gli spagnoli dovevano
unirsi e combattere per la grandezza della Patria. Questa forse è la
sua più importante lezione.
Lezione che capì anche Francisco Franco, quando finita la guerra fece
costruire la monumentale Valle de los Caidos, nella quale riposano uno a fianco
all'altro caduti di entrambe le parti in conflitto. Un esempio importante di
come chi ha vinto aveva come fine la grandezza di TUTTI gli Spagnoli. E di TUTTI
gli Europei.
¡Volveràn banderas vitoriosas! Sventoleranno bandiere vittoriose!