RADOVAN KARADZIC SIGNIFICA PACE
Associazione spirituale “Cristianità Europea”
Pag.85
Euro 8
cristianitaeuropea@yahoo.it
Gli amici dell’Associazione spirituale “Cristianità
Europea” hanno dato alle stampe un ottimo libro che descrive l’opera
politica e spirituale di uno dei più importanti patrioti serbi
degli ultimi anni, Radovan Karadzic. Uscito anonimo, o meglio a firma
dell’Associazione, il libro si prefigge un obiettivo improbo: presentare
al pubblico italiano uno dei personaggi più scomodi delle recenti
guerre che hanno martoriato i balcani: Radovan Karadzic, presidente dei
serbi di Bosnia, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, accusato
di “Crimini contro l’umanità”. In pratica: “il
Mostro”, “l’Hitler serbo”. Chi conosce i metodi
del Pensiero Unico Massificato sa che questi sono gli epiteti che descrivono
il nemico, il personaggio scomodo, l’avversario, non solo da vincere,
ma da screditare, da diffamare, da condannare, da cancellare. Sono questi
i metodi del “Ordine Mondialista”. E’ stato così
per il fascismo, per Milosevic, per Saddam Hussein. Ed è così
per Radovan Karadzic.
Nel libro, l’autore spiega abilmente i motivi che hanno spinto Karadzic,
stimato medico di Sarajevo, a scendere in politica e difendere il suo
popolo, i serbi di Bosnia. I motivi sono essenzialmente spirituali. Solo
nella visione della Chiesa Ortodossa di rito serbo, vissuta fino alla
spiritualità estrema eroico-sacrale, Karadzic ha trovato il fine
della sua vita: la comunità nazionale serbo-ortodossa. Karadzic
è il moderno eroe, quasi un santo, del nazionalismo serbo. Ma la
sua figura affascina anche gli ortodossi tradizionalisti russi e greci.
La mistica religiosa di Karadzic ricorda la visione nazionale della Guardia
di Ferro rumena: «Il nazionalismo del XX secolo parte dal popolo
e passa al popolo per arrivare a Dio» (Nae Ionescu, Il fenomeno
legionario, Parma, 1998).
Il richiamo alle radici ortodosse del pensiero russo di Dostoevskij si
esprime nel concetto di «Rivoluzione spirituale» alla base
della visione sacrale e politica di Karadzic.
Ma l’autore è abile anche a inquadrare la battaglia di Radovan
Karadzic in uno spettro più ampio. Karadzic ha una lucida visione
di quello che è il vero nemico della nazione serba: il Mondialismo
angloamericano: «Qui noi combattiamo per l’Europa che sembra
non curarsi della sua sopravvivenza come se già avesse capitolato
ai dettami del mondialismo» diceva nel 1993. Nello stesso momento
tra le correnti della destra radicale europea, cosiddette antagoniste,
il sostegno andava alle milizie ustascia croate sostenute da Washington,
Berlino e Vaticano. A denunciarlo esplicitamente oltre a Karadzic anche
il professor Dragos Kalajic, esponente più puro e radicale di quel
nazionalismo serbo a cui tutti noi ci identifichiamo.
Stesso disegno e stesso mandante troviamo quindici anni dopo all’estremo
sud di quella che fu la Repubblica Jugoslava: in Kosovo. Anche li il terrorismo
sionista e americano si è servito di nazionalismo e estremismo
islamico (complice e succube di interessi completamente opposti a quelli
del vero islam) per incunearsi nel cuore dell’Europa, nel cuore
dell’Ortodossia, nel cuore della Serbia.
Il libro si conclude con due importanti capitoli: il primo smentisce con
fonti documentarie e storiche la cosiddetta “pulizia etnica”
dei bosniaci operata dalle milizie di Karadzic e Mladic. Nell’ultimo
capitolo l’autore ricostruisce la vita da latitante di Karadzic
e ricorda i numerosi “omicidi politici” di cui sono stati
vittime i patrioti serbi. Assieme alla denuncia dell’illegittimità
del Tribunale Penale dell’Aja, possiamo leggere le ultime interviste
del Presidente Karadzic, difeso dalla sua gente e dalla chiesa ortodossa.
Un libro che vale la pena di leggere, e divulgare per smentire con forza
le diffamazioni che leggiamo quotidianamente sul Patriottismo serbo.
Se nelle librerie di molti appassionati trovavamo solo il terribile “Karadzic,
Carnefice, psichiatra, poeta” di Marzio G.Mian (Mursia, 1996), esempio
lampante di terrorismo mediatico e di propaganda sfacciata, ora i militanti
nazional-rivoluzionari possono rispondere con questo importante volume,
da affiancare al recente “La Lotta per il Kosovo” di Yves
Bataille, Stefano Vernole e Alessandro De Rienzo (all’Insegna del
Veltro, Parma 2007). Augurandoci che l’Associazione Spirituale “Cristianità
Europea” continui in questa opera di difesa del nazionalismo serbo-ortodosso,
tributiamo un meritato e sentito plauso a questa prima “fatica”.