Falce e carroccio, martello e spadone
«Milanesi, fratelli, popol mio!
Vi sovvien» dice Alberto di Giussano
«Calen di marzo? I consoli sparuti
Cavalcarono a Lodi, e con le spade
Nude in mano gli giurâr l'obedïenza.
Cavalcammo trecento al quarto giorno,
Ed ai piedi, baciando, gli ponemmo
I nostri belli trentasei stendardi.
Mastro Guitelmo gli offerí le chiavi
Di Milano affamata. E non fu nulla.»
Della canzone di Legnano
Parte I [1879] - Il Parlamento - VI
Giosuè Carducci
Sembra che Alberto da Giussano, eroe leghista ante litteram, oggi sia
destinato a brandire il martello o la falce, in luogo del tradizionale
spadone.
Dalle periferie milanesi al profondo veneto, fino ad arrivare ai limiti
del nord est d'Italia, ciò che rimane della vecchia classe operaia,
di gramsciana memoria, ha consegnato i suoi simboli e la sua storia, nonché
le sue speranze di miglioramento delle difficili condizioni di vita nell’era
della globalizzazione, nelle mani di chi fa dell'autonomismo, del federalismo
e della esaltazione dei particolarismi locali una bandiera di lotta politica
sul territorio.
Ecco che alla difesa dei molti campanili di un'immaginaria Padania, oggi
più che mai percorsa dall'imbandierato Carroccio leghista, si sommano,
all'improvviso, i problemi salariali, la difesa del posto di lavoro, la
necessità di sfuggire alla morsa del precariato, e tutte le istanze
portate da centinaia di migliaia di operai e impiegati del nord del paese.
Il lavoro dipendente fa il suo ingresso, con prepotenza, fra le schiere
leghiste del settentrione italiano, in un unico fronte contro quel moderno
Barbarossa che è lo stato centrale italiano, fino a ieri completamente
in mano alla “sinistra”.
Certe decisioni di voto sono probabilmente maturate già nel mese
di marzo, ma è da tempo che si parla di una CGIL in cui gli iscritti
del nord votano, in misura sempre più significativa, per la Lega.
Sarà interessante osservare se il partito di Bossi e Maroni, come
conseguenza di questo nuovo “profilo elettorale”, riuscirà
a far proprie le istanze dei lavoratori e a tentare una difesa concreta
dei loro interessi, svenduti in larga misura dai vertici sindacali della
triplice, ignorati dal neonato partito di plastica di Walter Veltroni
e traditi dalle forze politiche, ormai in completa rotta, della sinistra
arcobaleno.
Personalmente, ho avuto già modo di dubitare che i lavoratori trovassero
adeguata rappresentanza nella Lega, perché il Segretario Organizzativo
del Sindacato Padano, Rosy Mauro, ha dichiarato la sua predilezione per
la re-introduzione delle “gabbie salariali” (con la motivazione
che al nord la vita costa di più) oltre a mostrarsi sicura di poter
accogliere nella sua organizzazione moltissimi lavoratori del nord, “svuotando”
così i sindacati tradizionali in termini di rappresentanza.
Le “gabbie salariali”, nella realtà – pur potendo
rappresentare, almeno in apparenza e nel contingente, un vantaggio per
i soli lavoratori dipendenti del settentrione – rappresentano il
progressivo indebolimento e, alla lunga, un venir meno della garanzia
della contrattazione collettiva a livello nazionale per tutti i lavoratori,
non soltanto quelli che hanno la “sventura” di trovarsi a
sud della famigerata linea gotica, riportando così gli orologi
della storia agli anni cinquanta dello scorso secolo.
Infatti, dietro richieste come quella della Mauro, favorevole alla disparità
di trattamento dei lavoratori in base all’area geografica di appartenenza,
dietro l’esaltazione della contrattazione aziendale o, addirittura,
individuale, queste ultime fortemente volute da Confindustra, si celano
le trappole che rischiano di porre i lavoratori dipendenti alla completa
mercé di un padronato – non importa se a nord oppure a sud
– libero di far valere la sua forza preponderante in una contrattazione
frammentata (per ogni singola unità produttiva) o completamente
atomizzata (trattativa individuale) .
Se poi aggiungiamo che le integrazioni retributive dovute a “premi
di produttività” possono essere largamente indicizzate, in
un senso favorevole alle singole aziende che li erogano – ad esempio,
in termini di obiettivi difficilmente raggiungibili nel concreto –
notiamo come tutto ciò non va certo a favore del potere d’acquisto
dei lavoratori dipendenti, oggi già significativamente penalizzato.
Mi chiedo poi come sarà possibile armonizzare gli interessi e le
richieste dei lavoratori dipendenti, i cui redditi sono tassati alla fonte,
senza possibilità di scamparla, con la “rivolta fiscale”
di artigiani, piccoli imprenditori e professionisti, che rivendicano –
per sé e per il loro gruppo, in primo luogo – una riduzione
della pressione fiscale.
Dato che l’ossatura originaria della Lega Nord è costituita
proprio da questi ultimi – e non tanto da operai e impiegati –
una simile contrapposizione di interessi, che abbiamo modo di notare anche
nel nostro vissuto quotidiano, non potrà non scatenare alla lunga
laceranti conflitti interni all’ormai composito partito bossiano.
Dove potrebbe condurre questa commistione – innaturale? –
fra autonomisti, federalisti, secessionisti, anti-statalisti che in qualche
caso praticano l’evasione fiscale, liberisti per interesse personale,
in quanto piccoli imprenditori, e lavoratori dipendenti che hanno problemi,
spesso gravi, di difesa del posto di lavoro e insufficienza del reddito?
Quali saranno gli interessi che prevarranno nel mondo leghista, esteso
agli operai di Sesto San Giovanni e a quelli delle province venete?
Nel prossimo futuro vedremo se veramente Falce e carroccio, martello e
spadone non sono soltanto una parentesi politica, dovuta al disorientamento
di centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti abbandonati a se stessi
e alla ricerca disperata di rappresentanza, nel disastrato panorama politico
italiano, oppure una nuova forza dagli sviluppi imprevisti che nasce sulle
ceneri della quasi defunta seconda repubblica …