Quel cancro chiamato ONU

Tra le tante organizzazioni internazionali che andrebbero “consegnate alla Storia” (per non dire altro), l’Onu sicuramente assume un ruolo di primo piano. E’ davanti agli occhi di tutti infatti ciò che questa insignificante entità ha prodotto nel corso della propria esistenza. Con poche semplici parole potremmo dire che l’Onu in 62 anni di carriera non ha costruito assolutamente nulla di buono e di utile per la comunità internazionale. La sua impotente azione nel corso di questi anni è stata disseminata di fallimenti, crisi e scandali. Basti pensare allo vergognosa operazione di Oil For Food, nel quale il governo irakeno per sgravare il peso delle innumerevoli sanzioni internazionali si impegnava a vendere petrolio in cambio di beni di prima necessità, programma trasformatosi poi in una gara industriale per aggiudicarsi il maggior numero di barili che ebbe tra i suoi principali responsabili il corrottissimo Kofi Annan e suo figlio Kojo (responsabilità che va anche addebitata al Consiglio di Sicurezza in carica, quindi su Stati Uniti e Regno Unito), oppure c’è lo scandalo delle violenze sessuali in Sudan dove i soldatini dai caschetti blu si divertivano a molestare i bambini della regione, per non parlare poi della terribile responsabilità per il genocidio del Ruanda, frutto dell’azzardato ritiro delle truppe Onu dal Paese. Se poi si vuole passare alle innumerevoli contraddizioni che dominano questa creatura non potremmo venirne più fuori. Un esempio? Nel febbraio del 2005 una commissione aveva iniziato a prendere in esame le violazioni dei diritti umani da presentare alla successiva sessione primaverile di Ginevra: tra i 5 membri di questo gruppo vi erano Cuba, lo Zimbabwe e l’Arabia Saudita. Tant’è vero che mai l’Onu o qualche sua commissione si è espressa nei confronti delle violazioni dei diritti umani perpetrate, per esempio, in Tibet (forse la Cina paga abbastanza le casse delle Nazioni Unite per comprarsi il silenzio degli Alti funzionari e delle Commissioni), né ha mai mosso un dito quando sono esplose le grandi crisi internazionali.
Non serve per questo andare a cercare casi particolari per evidenziare l’inettitudine del Palazzo di Vetro. Basta leggere un giornale, o vedere un TG per capire che qualunque moratoria o qualunque ultimatum indetto da questo organismo è un pezzo di carta straccia. John Dugard, funzionario Onu e docente di diritto internazionale, in un suo dossier scrisse: «È difficile evitare la conclusione che molte delle leggi e delle prassi d’Israele violano, soprattutto nella limitazione dei movimenti dei palestinesi, la convenzione internazionale del 1973 per la soppressione e la punizione del crimine dell'apartheid… Le demolizioni di case in Cisgiordania e a Gerusalemme est vengono attuate in un modo che discrimina contro i palestinesi… Nell’intera Cisgiordania, e in particolare a Hebron, ai coloni è concesso trattamento preferenziale sui palestinesi per quel che riguarda il movimento (le strade principali sono riservate ai coloni), i diritti di costruzione, la protezione dell’esercito e le leggi per la riunificazione familiare», definendo poi i controlli di polizia israeliani nella Striscia di Gaza uno «strangolamento controllato» mentre Jean Ziegler, relatore Onu per il diritto all’alimentazione già scriveva nel 2003 che «l’economia è quasi collassata e il numero dei poverissimi è triplicato. Il 60% circa dei palestinesi vive ora in estrema povertà (il 75% a Gaza, il 50% in Cisgiordania). Il prodotto interno lordo pro-capite è precipitato di quasi la metà rispetto a due anni fa. Anche quando il cibo è disponibile, molti non sono in grado di comprarlo. Più del 50% è stato costretto a indebitarsi per nutrirsi e molti altri, in preda alla disperazione, vendono tutto quel che possiedono. Oltre il 50% dei palestinesi è ora completamente dipendente dagli aiuti umanitari». E l’Onu che cosa ha fatto in Palestina per eliminare il problema della fame o dell’apartheid? Ha forse preso drastiche soluzioni? Ha forse pensato di fare qualcosa di veramente utile?
Decine di moratorie, centinaia di risoluzioni, miliardi di soldi buttati e migliaia di burocrati internazionali mantenuti con i soldi di noi cittadini (Ricordiamo che l’Italia è al sesto posto tra i Paesi contribuenti fornendo da solo il 5 % del bilancio ordinario). E tutto questo per sovvenzionare un ente inutile sotto ostaggio delle dittature e infangato nella corruzione e nel traffico illecito, ascoltando poi, anche nel nostro Paese, politici esprimersi a favore di tale organizzazione quasi fosse una panacea ad ogni problema. La cosa interessante è che sono in molti a sostenere che le Nazioni Unite siano ormai una enorme vaccata, e che la sua presenza più che una soluzione sia un problema in sé; nessuno vuole però esplicitare quello che sarebbe giusto e legittimo fare dell’ONU: cancellarlo. Quanti disastri ancora siamo disposti ad aspettare per abbattere un organizzazione che puzza di corruzione e sa di inconcludenza? Quante altre stragi facilitate dai caschi blu, come in Bosnia o in Ruanda, dobbiamo ancora sopportare per cacciare a pedate questi ciarlatani e politicanti che si riempiono la bocca con i diritti umani e con la falsa solidarietà, mentre poi lasciano morire di fame i bambini su tutti e quattro gli angoli della Terra perché tanto una moratoria li salverà dai propri sensi di colpa?
Per quanto tempo siano disposti ancora a sopportare tutto questo?