Un problema grave e intollerabile, per qualsiasi organizzazione statuale che non è in via di completo disfacimento, o comunque prossima alla liquidazione, è quello che il titolo del presente intervento richiama.
Garantire l’ordine pubblico e quindi la sicurezza della collettività è un compito peculiare dello stato, pur nella veste democratica e liberale, tanto quanto lo è quello della difesa dei confini da minacce esterne.
Da troppo tempo, ormai, lo stato italiano è carente, se non inadempiente, sotto ambedue gli aspetti, perché, se da un lato l’insicurezza di fasce sempre più ampie di popolazione, in particolare nei territori metropolitani degradati, non è soltanto “percepita”, ma è uno sgradito e ormai annoso prodotto della crisi economica e sociale, della debolezza delle istituzioni, della conseguente diffusione del crimine, dall’altro si pensa di ridurre ulteriormente gli organici – e probabilmente anche i mezzi - delle tre Forze Armate, nonostante il peso crescente in questi anni delle missioni all’estero, portandoli ben al di sotto delle duecentomila unità [si parla di comprimerle entro i centosessantamila uomini], con l’esercito che già oggi conta poco più di centodiecimila militari.
Per quanto riguarda il primo punto, qui all’attenzione, va detto che l’inadempienza dello stato italiano, vicina all’incuria, è ultra-decennale e negli ultimi anni è andata aggravandosi.
Oltre ad una legislazione volutamente permissiva, che favorisce il dilagare di attività criminose, illegalità e abusivismo a tutti i livelli [dai crimini dei "colletti bianchi", come si diceva un tempo, trasformati nelle grandi truffe predatorie ai danni del patrimonio pubblico e del risparmio popolare, agli scippi e ai furti nei veicoli in ambiente urbano], oltre al fatto che la casta dei magistrati è ormai autoreferenziale e "lavora" non per smaltire i processi, ma soltanto perché le [sue] retribuzioni siamo sempre più principesche e le [sue] carriere facili e tracciate, abbiamo anche la sciagura di non avere - a macchia di leopardo e per ampie porzioni di territorio – delle vere forze dell'ordine, professionali e motivate.
Il degrado investe da tempo anche i corpi della polizia di stato e gli stessi carabinieri, i quali ultimi non possono più essere considerati – in larga parte – dei veri militari per la prevalenza dei compiti di pubblica sicurezza, e complice, fra l’altro, la carenza di risorse e di mezzi, messi a disposizione di chi dovrebbe tutelarci dallo stato, fino al razionamento del carburante, che inevitabilmente riduce il numero e i chilometri di percorrenza delle pattuglie.
Gli organici di queste forze, che sempre più assumono un taglio burocratico- impiegatizio, rintanandosi in comodi uffici e svolgendo mansioni da moderno “travet” che non richiederebbero una divisa, sono però abbondanti, se rapportati alla popolazione italiana.
In sintesi:
I carabinieri sono circa 111.000 [dati 2006, da Wikipedia]
I poliziotti sono circa 110.000 [contro 115.000 previsti; dati recenti del ministero degli interni]
I finanzieri sono circa 67.000 [dati 2006, Wikipedia]
I vigili urbani sono polizia municipale, in genere, e posso supporre che ve ne sia uno per ogni 1.000 abitanti circa; si può stimare, prudentemente, che in Italia ve ne siano almeno 60.000 [ma che, probabilmente, sono di ben di più].
Il totale di questo conto approssimativo e prudenziale, che però ci chiarisce un po’ le idee e giustifica le mie precedenti affermazioni, ci porta a quasi 350.000 unità, senza tener conto della forestale e di altri corpi minori.
L'impiego di 2.400/2.500 militari [veri!] per garantire la sicurezza nelle aree metropolitane [ma anche per vigilare sulle discariche di rifiuti campane, come da recente decreto legge governativo] è la prova più lampante che le predette forze, incaricate della tutela dell’ordine pubblico, sono ormai largamente incapaci di assicurare un minimo di sicurezza effettiva a molta parte della popolazione italiana, pur essendo sovrabbondante il loro numero, tanto che in certe città italiane del nord gli stessi sindaci ricorrono a ronde di volontari o erigono vere e proprie muraglie per separare i quartieri abbandonati all’illegalità e all’abuso dal resto della città …
Quali sono i motivi di questa vistosa débâcle dello stato e delle sue polizie?
Troppe scorte ai VIP politici e ad altri privilegiati della burocrazia statale?
Troppe funzioni impiegatizie, quasi da impiegato del catasto e spesso totalmente inutili, da svolgere con continuità?
Troppo assenteismo, troppi permessi, aspettative e malattie?
Troppo poco addestramento, indispensabile per un contrasto effettivo alla malavita organizzata e alla criminalità comune?
Troppo poca motivazione e altrettanto scarso impegno?
Probabilmente tutte queste cose insieme, miscelate in un pessimo cocktail in cui entrano anche le carenze di risorse destinate alla pubblica sicurezza.
Va ricordato, a questo riguardo, che ancora nella finanziaria del 2005, quando già i problemi in parola erano più che evidenti, si è operato un taglio complessivo, per l’intero settore delle forze dell’ordine, di quasi quattrocento milioni di euro e che in seguito non è andata meglio, con il governo Prodi ....
La mia tesi è che il governo attualmente in carica, il quale comanda migliaia di militari, in parte reduci da operazioni internazionali in veri e propri teatri bellici, affinché si trasformino d’incanto in tutori dell’ordine nelle città italiane più a rischio, non lo fa soltanto per “coprirsi le spalle”, in caso di possibili rivolte popolari indotte da ragioni di intollerabile degrado sanitario e ambientale [vedi il caso delle discariche campane], o per anticipare possibili ed estesi tumulti con l’aggravarsi della crisi economica e sociale, ma anche perché non vuole affrontare di petto il problema dell’inadeguatezza degli uomini e dei mezzi assegnati alle numerose forze dell’ordine esistenti, che questi compiti dovrebbero assolvere in via istituzionale.
Eppure ascoltiamo, anno dopo anno, in particolare qui dove mi trovo, a nord-est, le statistiche trionfali diffuse da certe questure, che dovrebbero testimoniare crescente impegno ed efficacia, nel contrasto alla criminalità, e riduzione percentuale di molti reati.
Si annuncia, trionfalmente, che alcune province d’Italia non abbisognano della presenza dell’esercito, in quanto non esiste un “allarme criminalità”, come ad esempio accade in molta parte del Friuli Venezia Giulia, ma poi si ammette che a Monfalcone [provincia di Gorizia] vi è da tempo reale rischio di infiltrazioni mafiose da sud, dovute in buona parte agli effetti migratori generati dalla politica di esternalizzazione praticata dai cantieri navali in mano pubblica.
Questa contraddizione fra le statistiche, le dichiarazioni ufficiali e la realtà dell’ordine pubblico, nonché lo stesso nostro vissuto quotidiano, è sempre più stridente.
Concludo con due esempi illuminanti di “malcostume” [se non di gravi reati penali] ormai diffuso fra le forze dell’ordine, in una piccola regione periferica e tutto sommato tranquilla, quale è il Friuli Venezia Giulia:
1) Il caso di Carlo Lorito, che riguarda addirittura un vice questore, capo della squadra mobile di Trieste e Gorizia nonché dedito al consumo di cocaina, arrestato e rinchiuso per un mese nel carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere (Caserta), in quanto accusato di favoreggiamento e corruzione in una squallida storia di droga ... e forse è per questo che il contrasto allo spaccio di stupefacenti ci è sembrato poco efficace, nella zona in questione.
2) Il recente arresto di ben tre carabinieri, in servizio a Muggia, di cui due immediatamente incarcerati, che taglieggiavano i camionisti stranieri, chiedendogli “il pizzo” e sottraendo in media 500 euro cadauno, sotto minaccia di blocco del camion, di perquisizioni e di multe.
Ecco perché si ricorre ai militari, come ultima ratio regum!