Titolo: La Passione di Cristo
Regia: Mel Gibson
Nazione: USA/Italia
Anno: 2003
Un film di cui si è parlato molto, al quale sono state rivolte numerose critiche
(la prima a venirci in mente è quella di Umberto Eco sull'Espresso, puerile
temino da primo della classe in vena di burle).
L'opera di Mel Gibson ha invece un grande valore, perchè offre un'allegoria
sul significato del Credere che è diretta a ognuno, credente o meno.
L'autore ha scritto o, per meglio dire, trascritto dalle scritture, un film che parla
non tanto di Cristo, quanto dello spettatore. E in questo modo ha restituito alla
figura del Nazareno la sua dimensione più epica e significativa, quella del
singolo disposto ad andare fino in fondo per testimoniare la Verità.
Ha ridato al Cristo, spesso associato ala chiesa e al Potere, la dimensione
eroica, estrema, esemplare, che da tempo è stata trascurata facendo così
dimenticare all'uomo comune che è ancora in condizione di dire il sacro "no"
al "tu devi" dei Padri.
Come una versione dolorosa del capolavoro di De Andrè La buona novella.
Gli spunti che offre sono tanti (compresa una drammatizzazione che poteva
essere tralasciata, ma che non guasta, riuscendo persino a commuovere),
quello che più ci piace ricordare è il dialogo fra Pilato e la sua donna:
"Cosa è la Verità , Claudia?"
"Se non riesci a vederla, nessuno può spiegartela"
Non è poco, per un film uscito nel 2003.