Per una bibliografia italiana del peronismo.

Nel tentativo di offrire ai militanti rivoluzionari una selezione di testi sui movimenti rivoluzionari, ho scartabellato nella mia biblioteca rintracciando i diversi testi che posseggo sul peronismo, in modo da offrire al lettore una veloce carrellata di alcune pubblicazioni riguardanti il movimento rivoluzionario argentino. Non intendo offrire una visione della totalità delle opere uscite in italiano, ma, modestamente, solo di quelle di cui sono in possesso (che rappresentano, comunque, una selezione di tutta importanza, vista la povertà delle pubblicazioni sull’argomento).
Il primo libro di cui vi parlerò credo sia praticamente introvabile. L’ho infatti recuperato in una bancarella dell’usato. Non ha data di edizione, ma credo risalga agli anni ’50 (e sembra confermato anche dall’archivio OPAC delle biblioteche italiane). Il titolo è Peron. Uomo d’America, scritto da P.Nunez Arca. E’ un libro apologetico, che presenta il peronismo come una possibilità di rilancio dell’America Latina, di tutti i popoli dell’America Latina, che seguendo l’”esempio argentino” desiderano emanciparsi. Una visione lucida e profetica del “pan-sudamericanismo”, viste le recenti prospettive della Rivoluzione bolivariana. Il libro è un’interessante analisi della politiche da “Terza via” dei primi anni del governo peronista.
In ordine cronologico segue il libro militante, edito da Silva & Ciarrapico Editore, scritto da Franz Maria D’Asaro, esponente missino, nel tentativo di ricondurre l’esperienza peronista al neofascismo italiano. Il titolo è Il “fascismo” di Peron. Già dalla copertina si può dedurre l’intenzione dell’autore: una foto di Mussolini, sorridente dal balcone di Piazza Navona, affiancata a quella di Peron, durante un comizio. Presentato sotto forma di intervista, il libro ci offre una vasta selezione di Ipse dixit peronisti, oltre che una minima parte documentaria (la Costituzione peronista, lo statuto del partito, un discorso del Presidente). L’autore ha predisposto una parte critica nell’introduzione dei vari capitoli, in cui propone il parallelo tra la visione statuaria e ideologica del fascismo di Mussolini con il Giustizialismo di Peròn. Un libro militante, senza dubbio, figlio della strategia missinista di non disperdere l’eredità fascista, di fronte ad una politica radicalmente opposta, ma interessante perché propone una selezione di citazioni del Caudillo.
Un’importante documentazione ci presenta anche il libro edito e curato da Roberto Massari, Il peronismo, del 1997, riedizione del libro Peronismo e movimento operaio, edito nel 1975 da Jaca Book, negli anni in cui la seconda ondata peronista, quella caratterizzata da una “virata destrosa”, si liberava di numerosi militanti della sinistra. Evidente che il libro risenta di quelle atmosfere e giudichi come errore, strategico e tattico, la convivenza tra movimenti e militanti comunisti e movimento peronista. Il libro è composto da scritti di Peron (Dottrina peronista, Lettera al Movimento sulla morte di Che Guevara e Sulla guerriglia), di Evita (Dialogo con i lavoratori) e dall’Appello della sinistra Montoneros al Generale, oltre che da analisi politologiche di esponenti della sinistra comunista sudamericana, ben lontani dal “metodo di analisi marxista”, tipicamente europeo. Particolarmente interessanti le pagine curate da Massari sugli anni del Cordobazo, l’imponente protesta delle sinistre, contro il governo golpista militare, antiperonista. Fondamentale è anche l’analisi dell’ideologia dei Montoneros, curata da Corrado Corghi (articolo risalente al 1971): «La strategia rivoluzionaria dei montoneros è la guerra popolare, nazionale, totale e prolungata. Essa dovrà distruggere lo Stato capitalista e il suo esercito per poter assicurare al popolo il potere, e strappare il paese all’asservimento imperialista. E’ pertanto necessario formare l’Esercito popolare, perché la guerra non potrà essere breve». Nelle pagine successive c’è l’atto di accusa dei movimenti della sinistra peronista alla secondo governo peronista, accusato di essere «antioperaio e con forti caratteristiche filo-imperialiste», ma in cui è presente ancora una smisurata fiducia nella fede peronista: «Continueremo ad avere fiducia, ma esigiamo un chiarimento immediato».
Un’analisi della percezione del peronismo in Italia è il libro di Luis C.Vanella Ferrero Regis, Peron e l’Italia, edito da M&B Publishing, nel 2001. Si può notare come l’idea che la stampa italiana aveva del peronismo era fortemente influenzata dallo schema interpretativo europeo (Fascismo-liberalismo-comunismo), inutile per ragionare sulla realtà sudamericana e argentina in particolare. I giornali di destra e di sinistra (da Il secolo d’Italia a Lotta continua) hanno cercato di interpretare il peronismo secondo gli interessi contingenti della politica italiana, mancando quindi di quella elasticità necessaria per l’analisi politologica. Un libro poco utile per capire il peronismo la storia del peronismo.
Un militante argentino, Alfredo Helman, è invece l’autore del libro Il Peronismo. 1945-1955 Una storia argentina raccontata agli italiani, per i tipi delle Edizioni clandestine (2005). Il libro è dedicato al ex-presidente Kirchner «che ha risvegliato nei suoi compatrioti la speranza. Con i migliori auguri che alla fine del suo mandato quella speranza si trasformi in realtà». Già dalla dedica si può dedurre la linea interpretativa del libro: «Il peronismo rappresentò in Argentina un reale cambiamento di potere, passando dalla tradizionale alleanza dell’oligarchia latifondista e finanziaria con l’imperialismo inglese, e a volte anche con quello statunitense (che governa il paese fin dalla fine della guerra d’indipendenza contro la Spagna) ad un nuovo potere, sotto l’egemonia del nascente capitalismo industriale argentino.[..]Questa alleanza anomala tra il settore industriale, il grosso dell’esercito e i sindacati operai [beneficiò] la neonata classe industriale nazionale e la classe operaia. Chi pagò i piatti rotti fu il settore più parassitario dell’oligarchia latifondista e finanziaria». Un’analisi approfondita fondamentale per conoscere il movimento, senza le distorsioni europee (di cui sopra..).
Il peronismo fu «un ingresso alla modernità, antiliberale e antiborghese», così si esprime lo storico Loris Zanatta nel libro di recente uscita Il peronismo, nella collana tascabile dell’editore Carocci. In questo agile libretto (come molti della consigliata casa editrice!) il peronismo viene allacciato alle rivoluzioni antiliberali che scossero l’Europa e l’America Latina, tra le due guerre mondiali. Vengono analizzate con dovere di particolare tutte le fasi dell’epopea peronista, dalla gestazione del movimento, nella crisi dell’Argentina liberale, agli anni della Guerra Mondiale, fino al periodo dei due governi, inframmezzati dal lungo esilio. Va attribuito all’autore e alla casa editrice, che ci ha finalmente offerto (ad un prezzo tutto sommato ridotto , 12.50 euro) una storia completa del giustizialismo, dalle origini alla morte di Peron.
Lascio in fondo due testi fondamentali per il militante anti-imperialista. Il primo è il bilancio della vita di Evita Peròn, struggente appello politico dell’eroina del popolo argentino. Pubblicato in almeno due edizioni in lingua italiana, l’ultima di cui abbiamo notizie, è quella di Editori Riuniti, del 1996, con il titolo Le ragioni della mia vita.
Il secondo testo fondamentale è l’intervista che Jean Thiriart, leader di Giovane Europa, riuscì ad ottenere dal Generale Juan Domingo Peron, durante il suo esilio madrileno, pubblicata sulla rivista La Nation Europeen, nel febbraio 1969. Il testo presente su internet (http://aurora.altervista.org/38oltreconfine.htm) presenta ai militanti europei la visione radicalmente rivoluzionaria e antiimperialista dal movimento peronista. Peron invita tutti i movimenti rivoluzionari a lottare assieme: «Bisogna considerare che l'unificazione deve essere il principale obiettivo di tutti coloro che lottano per la stessa causa. Dico unificazione e non «unione» o «associazione». Occorre integrarsi. Perché, dopo, noi avremo l'occasione di fare e, per un'azione efficace, bisogna essere integrati e non solamente associati».
Un messaggio che DOVREBBE essere valido ancora oggi. Non a caso, il sistema agisce per creare divisioni…
Mi piace chiudere con una frase del presidente rumeno Nicolae Ceausescu, in occasione della morte di Peròn: «E’ stato uno dei figli più brillanti d’America. Ha lottato attivamente per l’unità delle forze popolari, per lo sviluppo libero del suo paese, contro il dominio imperialista e straniero, per la pace, la sicurezza e la cooperazione internazionale»(cit.in Peron e l’Italia).