L'inasprimento degli scontri politici sulle tematiche odierne sta
portando alla ribalta quello che si profila essere come il vero
protagonista delle battaglie tra destra e sinistra nel nuovo
millennio. Più precisamente quello che oggi dovrebbe distinguerci
da
quella massa informe di laicisti e progressisti è la fredda e
radicale presa di posizione sul tema del relativismo. Da sempre
nella storia, prima ancora della sua formulazione filosofica
avvenuta con Popper e Gadamer, il pensiero si è sostanzialmente
diviso tra assoluto e relativo e se vogliamo tra spiritualista e
materialista. Se da una parte Eraclito e Platone sostanziavano la
loro ricerca filosofica nell'identificazione dell'Uno come verità
assoluta, dall'altra parte la sofistica e lo scetticismo cercavano
di attentare alle verità costituite delle società tradizionali.
Così
come nel 500' il neoplatonismo e tutta la tradizione filosofica
cristiana sostenevano l'eticità metafisica dello Stato, così
si
adombrava nelle coscienze collettive il pericolo dell'empirismo e
del criticismo. Non è un caso che oggi temi quali aborto, pacs,
eutanasia e stato laico, siano il prodotto di uno scontro ideologico
secolare che pare giungere ad una negativa conclusione. Il pensiero
debole si sta insinuando in maniera sempre più consistente nelle
mentalità giovanili, che assuefatte ad una società che si
fonda
sulle libertà etiche dello Stato, stanno degenerando nel "caos
organizzato" dell'omologazione culturale che ogni giorno media,
politici e ciarlatani di ogni genere tentano di imporre. Ma perché
è
così importante preservare il pensiero assoluto? E perché
oggi
combattere la deriva relativista è un dovere tassativo?
Specifichiamo che laddove vige il relativismo, non esiste morale in
quanto non vi è più la necessità di formulare un
programma di valori
che regoli la condotta personale dell'individuo. Diventa il bisogno,
ad intervenire per enunciare regole di comportamento del singolo.
Una vera e propria follia che porterebbe l'uomo ad agire secondo
necessità e non secondo giustizia. In secondo luogo verrebbe a
mancare il valore specifico dello Stato che non avrebbe più
significato in quanto se non vi fossero cardini assoluti, allora
tutto diventerebbe legittimo e tollerato. Ed è proprio qui che
si
innestano le tematiche odierne che tanto fanno blaterare quei
disgregatori sociali chiamati Pannella, Bonino, ecc.
Facciamo un esempio concreto di quello che accadrà se non si blocca
questo fenomeno minaccioso: ammettiamo che fra dieci anni dopo aver
liberalizzato le coppie gay , dopo aver sterminato milioni di
innocenti negli uteri materni, dopo aver declericalizzato pure il
Vaticano, si inizi a parlare di pedofilia. Ecco che il pensiero
relativista interviene sostenendo che, poiché esistono in natura
persone(?) che hanno alcune particolari attenzioni erotiche verso i
minorenni e poiché una ragazzina di 14 anni è già
in grado di
sviluppare una minima coscienza critica non si capisce come mai si
debba prevaricare la libertà a tali persone di avere rapporti
sessuali con tale minorenne. La parola libertà farebbe crollare
ogni
tabù, dato che è proprio in nome della libertà (falsa
e illegittima)
che il pensiero debole si sviluppa. Solo una fantasia? Magari, eppur
la dimostrazione l'abbiamo vista in Olanda con il partito dei
pedofili, che per quanto non sia riuscito (e ringraziamo Iddio) ad
ottenere le trecento firme necessarie per presentarsi alle elezioni,
è anche vero che ha avuto la "libertà" di organizzarsi
e la
potenzialità di crescere. Questo è il primo prodotto della
modernità: la mancanza di una metafisica che governi la morale
e il
risultato di questo libero pensiero sarà la tanto discussa
disintegrazione del sistema. Perché se pur vi saranno regole
relative di convivenza sociale, a dominare le comunità umane sarà
l'anarchia morale degenerata. Il pensiero assoluto deve dunque
guerreggiare e sopprimere questa bestia feroce che sta avvelenando
le coscienze degli individui, i quali ormai sembrano aver perso nel
miraggio di fantomatiche libertà (che comunque restano e resteranno
relative) la coscienza di un ordine superiore costituito da leggi
sacre e imprescindibili. Perché se è la natura ad averci
dato la
vita, non vi può esser nessun individuo inferiore legittimato a
toglierla, perché se è la natura ad aver costituito due
sessi per la
sopravvivenza della specie, non è utile legittimare unioni che
non
siano potenzialmente atte a questo scopo. E' dunque necessario
rigenerare anche nelle coscienze degli uomini e delle donne che si
considerino appartenenti ad una visione del mondo spiritualista
(quindi secondo una definizione di Romualdi, di destra) quella
consapevolezza necessaria a combattere in ogni luogo e in ogni
momento con tutta la tenacia e la rabbia possibile, questa forza
degeneratrice che presto dominerà la società. E' lo scontro
decisivo
e se perderemo non vi sarà più alcun motivo per definirsi
di destra.
Ne va dunque della nostra stessa sopravvivenza.