TIROMANCINO - Il rubacuori
(Sanremo 2008)
Come mi sento quando arrivo in ufficio
per licenziare trentacinque persone
il modo in cui dirglielo, la faccia da fare
sono al di là del bene e del male.
L’azienda non si tocca, l’azienda è al primo posto
e chi non fa più parte è come fosse morto
io questo lo so bene e non mi sfiora il rimorso
mando tutti a casa e mi tengo stretto il posto.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
seguo un’altra politica
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.
Come mi sento il giorno dopo
che ho messo in strada trentacinque famiglie
darò la colpa all’estero dei tagli al personale
ma in fondo credo sia più che normale.
Prenoto una campagna a prezzo di listino
poi provo a fare pena per pagare meno
qualcuno in malafede sicuro dirà
che io non ho più, nessuna dignità.
Tanto a me della musica
non mi frega più niente
questa è la mia rivincita
sono dirigente.
E non puoi più pensare di me
troppo liberamente
che ho cercato il potere
rovinando la gente.
. La realtà di oggi è questa: licenziamenti, capitalismo “feroce”, precarietà. Il “rubacuori” di Zampaglione è un “tagliateste” di una azienda, è il “licenziatore”, colui che per risanare il bilancio dell’azienda ha il dovere di licenziare. «come mi sento il giorno dopo che ho messo in strada 25 famiglie…». Il “rubacuori” è il burocrate dell’azienda, l’utile idiota del capitalismo, se non ci fosse lui, ce ne sarebbero altre centinaia. Ma lui ha il dovere di crederci in quello che fa, deve dare necessariamente la colpa all’altro, all’esterno. Non può avere dubbi, non può dubitare del potere della sua azienda. E’ completamente dedito alla causa del capitalismo “antropofago”. E questa è la drammatica realtà di oggi. E’ la drammatica realtà di un amico di Zampaglione, licenziato in tronco, a cui s riferisce la canzone, è la drammatica realtà della EMI, la casa discografica, che in piena “ristrutturazione” (oggi si chiama cosi) ha già lasciato in strada 2.000 persone. Ma è anche la realtà di tutto un sistema capitalista marcio, fin dalle sua fondamenta, fin dalle sue origini.
Chi oggi parla di “capitalismo etico” da opporre al “capitalismo miope”(questa è l’espressione dei salotti buoni) dei nostri giorni, dice una falsità. Il capitalismo è sfruttamento dell’uomo, da parte di un altro uomo.
Se una canzone serve a denunciare un ingranaggio di questo sistema, ben venga. Ma non basta. Ci vuole una campagna informativa a tutto tondo per denunciare le malefatte del capitalismo, per dare un’alternativa credibile ed applicabile.