CHI SONO GLI SCIITI
Non mi stancherò mai di ripetere quante affinità esistano tra la Croce e la Mezza Luna, e persino assonanze involontarie relativamente ad avvenimenti di medesima natura. Così mentre all' interno del Cristianesimo si parla di scisma nell' Islam si parla di Sciiti. La radice di tale vocabolo ha però un significato completamente diverso, esso deriva infatti dall' arabo scji-at Alì ossia partito di Alì. Alla morte per congiura del terzo califfo Othman (656 e.c.) [1] salì al potere il "cugino e genero" del Profeta: Alì, ultimo dei quattro califfi detti "Rashiduun" (ben guidati). Egli accusato di aver partecipato al complotto contro Othman (alcuni storici del mondo islamico parlano di un certo malcontento vissuto dalla famiglia di Alì per aver occupato il quarto posto invece del primo nella discendenza spirituale dell' Islam nonostante lo stretto grado di parentela col Profeta) non incontrò affatto il favore della totalità dei componenti dell' allora ristretta e giovane società islamica (umma). Da tale discordia nacque la scissione che vide prevalere la fazione invisa ad Alì, questa diventò la reggente del mondo musulmano ufficiale d' allora e diede origine alla celebre dinastia di califfi conosciuta con il nome di Omayyadi. I fedeli avevano dimostrato di non essere più la comunità idilliaca ed omogenea voluta e creata dal suo Profeta e così per evitare altre debilitanti lotte intestine con la dinastia omaiade il califfato divenne carica ereditaria e non elettiva. Fu inoltre con questi ultimi che l'Islam scoprì una vocazione conquistatrice e guerriera e iniziò ad abbandonare la mentalità di comunità-tribù per assumere quella imperiale. Tale cambiamento portò a varie conseguenze tra cui lo spostamento del centro del potere a Damasco "...città posta in una regione agricola capace di produrre le eccedenze necessarie al mantenimento di una corte, di un governo, di un esercito, ed in una zona da cui il controllo sui territori costieri del Mediterraneo orientale [...] era più agevole che da Medina"(A. Hourani) [2]
Tale scissione non fu solamente politica. Gli sciiti infatti tuttora non si ritengono completamente allineati ai principi dei loro fratelli sunniti che rappresentano la stragrande maggioranza del mondo islamico anche se frammentati, secondo diversi criteri; in sette, scuole di pensiero e dinastie. Tutto ciò permise lo sviluppo di un Islam per così dire parallelo, slegato cioè da una rigida ortodossia che doveva come nel sunnismo influenzare e catechizzare ogni ambito dello scibile, del pensiero e delle espressioni dello spirito. Scji-at Alì nato come movimento politico assunse poi una caratterizzazione dottrinale peculiare, professando l' idea di una mediazione elitaria-imamista tra uomo e Dio e la formazione di un "clero" con poteri spirituali e temporali rappresentato dagli Imam, carica ereditaria come il califfato sunnita e riservata ai discendenti di Alì. Diventa evidente ora la funzione centrale dell' imam sciita che anche in epoca contemporanea è messa al centro dei recenti fatti di cronaca, guerra e storia islamica. In questo contesto è più che comprensibile l' importanza assunta da città come Najaf, sede del mausoleo di Alì e Karbala dove venne ucciso un suo parente stretto. I pellegrinaggi in questi luoghi sono ricchi di significato simbolico. All'imam sciita, per tornare al discorso socio-antropologico, è riservato oltre al potere d' intercessione con la divinità anche quello dell' infallibilità. Ci sembra di ricordare con questa ricostruzione qualcosa di molto simile alla triste situazione del clero cattolico caduto nella contraddizione che lo vede autorità ma non certo guida spirituale; in realtà l'allontanamento da una rigida forma dogmatica di religiosità ha contribuito al fiorire di attività intellettuali parallele come e soprattutto la mistica e addirittura l'esoterismo, aborriti dagli intellettuali puramente coranici sunniti inorriditi di fronte a tutto ciò che è speculazione sulla dottrina . Possiamo capire perché gli sciiti, un po’protestanti e un po’eretici, videro nascere tra i loro fratelli grandi figure di innovatori nel campo della mistica, della filosofia, della poesia.
Gli sciiti non sono però riuniti in un' unica famiglia, esistono infatti al loro interno diverse correnti come quella degli Imamiti, o Duodecimani, così chiamati "...poiché riconoscono una serie di dodici imam, l' ultimo dei quali non sarebbe morto ma misteriosamente scomparso nell'874 e il cui ritorno è atteso prima della fine del mondo. Fino alla sua nuova venuta a vigilare sul mantenimento e rispetto delle norme islamiche sono i dottori della legge, autorità religiose dotate di funzioni e gerarchie più precise rispetto a quanto avviene per i sunniti." (P. Branca) [3].
Oltre a questi ricordiamo gli sciiti Ismaeliti con la loro tendenza a divinizzare gli imam e gli Zayditi diffusi soprattutto nello Yemen.
Si noti quanto le teorie imamiste si avvicinino al mito messianico; l' attesa del Messia non è però estranea anche al mondo sunnita il quale vedein Cristo e non nel dodicesimo imam l'interprete della figura del Messia.
Religione e stato sono poteri che per gli Sciiti si fondono nella figura dell'Imam ma a seconda delle scuole di pensiero vi sono diverse interpretazioni di questo potere. Vale la pena di notare per esempio le curiose evoluzioni dell'ismailismo; esso si distacca dalla visione divina dell'imam ma professa dichiaratamente l' aspetto esoterico (baatin) dell' insegnamento profetico del quale sarebbe interprete e conoscitore approfondito, è pertanto conosciuto anche col nome di baatismo. L' ismailismo contiene inoltre al suo interno l' estremo, ricordiamo i Carmati che nel 930 (e.c.) [1] giunsero a saccheggiare la Città Santa e a requisire per qualche tempo la Pietra Nera (!), i Fatimidi egiziani fondatori della celebre moschea-università al-Azhar al Cairo e il movimento degli "Assassini" così presumibilmente chiamati da Hashish droga al cui uso si dice fossero particolarmente avvezzi e a cui sono attribuiti molti celebri attentati.
NOTE :
[1]era cristiana
[2]Albert Hourani"Storia dei Popoli Arabi"Mondadoripg. 29
[3]Paolo Branca"I Musulmani"il Mulinopg. 68