“E’ una cosa vergognosa, neanche mille anni fa succedevano cose simili!” sentenzia amaramente un giovane manifestante serbo, sceso in piazza assieme ad oltre 200 sui compatrioti della numerosa comunità serba di Trieste per manifestare in maniera pacifica il proprio dissenso rispetto alla raffica di riconoscimenti internazionali che sta ottenendo il Kosovo a fronte della sua dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Sventolando bandiere nazionali e scandendo slogan che rivendicavano l’appartenenza alla Serbia del Kosovo (“Il Kosovo resterà nostro”, “Il Kosovo è il cuore della Serbia”), i manifestanti hanno sfilato martedì sera dalla centralissima Piazza Goldoni lungo via Mazzini fino alla chiesa serbo-ortodossa, ove il Pope, Padre Rasko, ha celebrato una suggestiva cerimonia religiosa, dedicata in particolare a coloro i quali si trovano in queste convulse giornate ancora nella martoriata regione. La manifestazione si è svolta in estrema tranquillità, solamente al passaggio davanti al consolato britannico i cori e le urla di protesta sono stati scanditi con maggiore vigore, per poi placarsi man mano che ci si avvicinava al luogo di culto tenendo in mano candele accese e invocando più volte la Russia (“Putin e la Russia sono i nostri amici”).
Organizzata dall’associazione italo-serba di Trieste “Uniti per la pace” (sorta in seguito all’aggressione atlantista alla Serbia nel 1999 e da allora attiva nella raccolta e spedizione di aiuti umanitari), la manifestazione ha visto l’adesione anche di militanti di Generazione Europa e dello Spazio Sociale Identità e Tradizione, scesi in piazza con un significativo striscione “L’Europa non si U$A” e inneggiando non solo alla Serbia ma anche contro la sudditanza dell’Italia nella NATO.
Solidarietà e interesse sono stati manifestati pure dai numerosi triestini che hanno seguito a margine la marcia di protesta: nel capoluogo giuliano la presenza serba è ormai secolare e si è perfettamente inserita nel tessuto sociale ed economico cittadino anche per quanto concerne l’ultima ondata migratoria, giunta sul finire degli anni Novanta. Il Presidente della comunità, Bogolyub Stoichevich, ha ribadito che il Kosovo per il popolo serbo è “l’altare della Patria” e ha sottolineato come i manifestanti siano scesi in piazza “per far sentire la nostra voce e pregare assieme, per manifestare pacificamente, senza usare bandiere di nessun partito e neanche un megafono”. Non diverso è il tono di Vladimir Nikolic, console generale serbo a Trieste, il quale ha rimarcato che “per la Repubblica di Serbia l’indipendenza del Kosovo è un atto illegale: il provvedimento è già stato annullato dal Consiglio dei ministri in quanto illegittimo e illegale”.



