LA POLITICA ANTISERBA DI JOSIP BROZ
Marco Bagozzi
Si chiamano “Cordinamento Nazionale per la Jugoslavia” e sono i nostalgici italiani di Tito. Nel loro sito hanno (www.cnj.it) hanno da anni iniziato una campagna per dimostrare che l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia sia in realtà un vecchio programma della Germania Nazionalsocialista e dell’Italia Fascista. Va riconosciuto, senza alcun dubbio, che l’Italia Fascista fece di tutto per strappare la regione alla Jugoslavia per unirla all’Albania, allora protettorato italiano (dal sito http://www.cnj.it/documentazione/kosova.htm). Bisogna però sottolineare che l’atteggiamento italiano non era motivato da una politica antiserba, ma semplicemente per una tattica di “sfere di influenza” (l’Albania all’Italia e la Serbia alla Germania).
Questa in estrema sintesi la politica fascista nei Balcani. Ma Tito? Cosa fece il Maresciallo ai Serbi e in Kosovo?
A detta di numerosi intellettuali e storici serbi il Maresciallo attuò fin dall’immediato dopoguerra una politica antiserba. Dal punto di vista ideologico, lo jugoslavismo di Tito si manifestava nel ridimensionamento delle prospettive serbe, a favore delle repubbliche slovena e croata. Tito, va ricordato era croato (anche se sulla sua reale origine girano numerose voci, vedi Stefano Terra, Tre anni con Tito, ed.Mgs Press). Per Tito “Una forte Serbia è una Jugoslavia debole”.
Gia nel 1945 la l’atteggiamento persecutorio verso la popolazione serba fu durissimo. A detta di Tito i serbi avevano accettato con troppa benevolenza l’invasore tedesco. Oltre alla popolazione a subire una radicale repressione fu il movimento nazionalista dei Cetnici. Riguardo alla posizione arzigogolata dei “titini di casa nostra” sui cetnici rimando al sito: http://www.cnj.it/documentazione/cetnici.htm. Chissa come ci rimangono i novelli Partizani a vedere le numerose bandiere monarchice e cetniche nelle strade di Belgrado…
Uno dei primi “editti” del regime titino fu quello che non permetteva ai profughi (in particolare serbi) di ritornare nelle zone di origine. Questo fu il primo atto della deserbizzazione del Kosovo, in quanto durante la guerra, a causa di scontri furono moltissimi i serbi a lasciare la terra kosovara.
Nella stessa logica si inserisce anche lo strappo con Stalin del 1948. « Il suo scontro con Stalin nel 1948 non fu tanto ideologico quanto geopolitico. In sostanza Tito spostò la Jugoslavia socialista nella sfera occidentale. Lo testimoniano molti documenti. Per esempio nel 1953 e nel 1054 Tito firmò gli accordi bilaterali segreti di Bled (in Slovenia) con la Grecia e la Turchia, associando praticamente la Jugoslavia socialista alla NATO. Ne 1960 tali documento furono ampliato con la Grecia e Tito si impegnò che, nel caso di guerra in Europa (era evidente che l'unica guerra possibile era quella fra USA e URSS), la Jugoslavia avrebbe messo tutto il suo territorio e tutte le sue basi militari a disposizione della NATO.[...]Dopo la rottura con l'URSS del 1948, la Jugoslavia firmò oltre 170 accordi prevalentemente segreti che la legavano agli USA»(Dragan Mraovic in Eurasia 1/2007). Quindi lo slittamento della Jugoslavia nel campo occidentale privò la Serbia del suo storico alleato la Russia (alleanza che si dimostra virtuosa ancora oggi!). L’adesione del regime di Tito alla sfera occidentale (non va dimenticato che Tito già durante la guerra era “un uomo degli inglesi e degli americani”) è confermata anche da Ludovico Inciso di Camerana che nel suo “I ragazzi del Che” (ed.Corbaccio, 2007) sostiene che dietro a un rifiuto jugoslavo di concessioni d’armi alla Cuba castrista «ci sia stato lo zampino de governo americano» (pag.70).
Nel 1974 la Costituzione Jugoslava determinava la tripartizione della repubblica serba (unico caso rispetto alle altre cinque repubbliche): venivano create le province autonome di Vojvodina e Kosovo. Si può considerare questo il primo passo del cammino per l’indipendenza kosovara.
Alla morte del Maresciallo Tito (4 maggio 1980) le voci serbe del dissenso acquistano maggior visibilità. Già nel 1982 un Rapporto degli organi della Repubblica serba denunciava la politica persecutoria verso i serbi attuata dal regime del defunto Tito.
Ma in particolare fu il famoso Memorandum dell’Accademia delle Scienze e delle Arti di Belgrado del 1986 a descrivere il progetto di completa pulizia etnica dei serbi in Kosovo. Il testo è un vero e proprio atto di accusa a Tito. Il Memorandum non chiedeva ai serbi di disconoscere la Jugoslavia, ma chiedeva alla Jugoslavia di riconoscere le giuste ambizioni del popolo serbo. « Il destino del Kosovo resta una questione vitale per il popolo serbo tutto intero. Se non viene risolta nell'unico modo effettivo, se un'autentica sicurezza e una uguaglianza di diritti di tutti i popoli che vivono nel Kosovo e in Metohija non vengono instaurate, se non vengono create condizioni salde e durature per il ritorno della popolazione scacciata, questa parte della Repubblica di Serbia diventerà un problema europeo con conseguenze assai pesanti. (...). La diversità etnica in numerosi territori balcanici corrisponde al profilo etnico della popolazione balcanica. La rivendicazione di un Kosovo etnicamente puro non è soltanto una pesante e diretta minaccia per tutti i popoli che vi si trovano in minoranza, ma, se si affermerà, rappresenterà un pericolo reale e quotidiano per tutti i popoli della Jugoslavia».
Le direttive del Memorandum furono fatte proprie da Slobodan Milosevic, che negli anni della sua presidenza affermò l’egemonia della Serbia all’interno della Repubblica Jugoslava.
Non è infatti un mistero che fu proprio questa politica serbo-centrica e filo-russa a portare le potenze occidentaliste a dichiarare distruggere la Jugoslavia e a mettere in ginocchio la Serbia e il suo capo.
Non è difficile vedere la discontinuità tra il regime titino e il governo di Milosevic. Se il primo fu sempre costantemente uomo degli occidentali e dei salotti buoni (non dimentichiamo le numerose presenze ai funerali del Maresciallo, tra cui Pertini e le foto che lo ritraggono con il presidente americano Richard Nixon e la sua visita ufficiale in America dal residente Carter (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/eb/Cartertito19782.jpg), il secondo ha pagato la sua politica con la morte nel carcere dell’Aja.